martedì , 29 Settembre 2020

Marcello Risi "boccia" Sel. Il Comune di Nardò non si costituirà parte civile nel processo "Sabr"

Il Sindaco Marcello Risi finalmente prende posizione sull’opportunità di costituirsi parte civile o meno assieme alla sua amministrazione nel processo scaturito dall’operazione “Sabr”, e sono “dolori” per Sel. Mentre il partito di Vendola, infatti, continua nella sua opera anche attraverso una raccolta di firme che si svolgerà questo pomeriggio, Marcello Risi dice definitivamente no a tale eventualità. Ed ora? Cosa farà Sel? Al contrario gongoleranno tutti gli altri partiti che sostengono il primo cittadino che si erano schierati contro la costituzione di parte civile.

Il Sindaco Marcello Risi finalmente prende posizione sull’opportunità di costituirsi parte civile o meno, assieme alla sua amministrazione, nel processo scaturito dall’operazione “Sabr”, e sono “dolori” per Sel.
Mentre il partito di Vendola, infatti, continua nella sua opera, anche attraverso una raccolta di firme che si svolgerà questo pomeriggio, Marcello Risi dice definitivamente no a tale eventualità. Ed ora? Cosa farà Sel? Al contrario gongoleranno tutti gli altri partiti che sostengono il primo cittadino che si erano schierati contro la costituzione di parte civile.
E’ stata proposta da un gruppo politico, Sinistra Ecologia e Libertà, la costituzione di parte civile del Comune di Nardò nel processo relativo alla cosiddetta “Operazione Sabr” (l’apertura del dibattimento è prevista per il prossimo 31 gennaio).
Le indagini hanno scoperchiato, attraverso intercettazioni, appostamenti, documenti fotografici, un fenomeno diffuso di sfruttamento del lavoro ai danni prevalentemente di lavoratori extracomunitari giunti a Nardò in cerca di lavoro, spinti dalla miseria, dalla disperazione, dal bisogno. Molti di essi, provenienti da paesi poverissimi o da zone del mondo lacerate da conflitti e epidemie, hanno pagato migliaia di euro a loro spregiudicati connazionali, intermediari e trafficanti senza scrupoli, per un viaggio carico di rischi e pericoli. Uno spettro angosciante di disperazione, di sofferenza, di voglia di riscatto. Un’ansia di vita e di speranza spesso tradita, sopraffatta, mortificata.
Una carica di umanità sfregiata da persone senza scrupoli. Il processo “Operazione Sabr” muove da questo mondo di dramma e di violenza.
La procura ha ipotizzato una serie di reati, fra cui alcuni gravissimi, che offendono particolarmente la coscienza della nostra comunità: in particolare la riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.) e il cosiddetto caporalato (art. 603 bis c.p.).
Venendo, ora, più in concreto, alle questioni poste, come porsi di fronte alla scelta di costituzione di parte civile del Comune di Nardò?
La costituzione di parte civile è un istituto del processo penale attraverso il quale la parte danneggiata dal reato (o dai reati) interviene nel processo per richiedere all’autore del reato il risarcimento del danno subito. La parte civile, una volta intervenuta formalmente nel processo attraverso un avvocato, può chiedere l’ammissione di una lista di testimoni, può controesaminare i testimoni dell’imputato, può produrre atti e documenti, può chiedere il sequestro conservativo. Anche le associazioni e gli enti possono costituirsi parte civile purché intervengano a tutela di un interesse che rientra nei fini che l’ente o l’associazione perseguono.
Nel processo che ci riguarda rilevano reati che astrattamente coinvolgono interessi che la comunità di Nardò (attraverso la sua Amministrazione) ha il dovere e l’interesse di tutelare, segnatamente: il diritto ad un lavoro dignitoso, il rispetto della persona umana, il rigetto assoluto di ogni forma di schiavitù e sottomissione, la ferma e dura condanna di ogni forma di caporalato.
Alla possibile commissione dei reati di riduzione in schiavitù e di caporalato si lega in modo prevalente (se non esclusivo) il possibile interesse del Comune di Nardò a costituirsi parte civile per ottenere il danno dell’immagine che ne è scaturito.
Ma sul punto si impongono alcune considerazioni.
Il reato di riduzione in schiavitù è stato escluso dal tribunale del riesame con un provvedimento assai motivato del quale si condividono le argomentazioni e le conclusioni.
Secondo i giudici del tribunale del riesame “i lavoratori extracomunitari hanno dichiarato di essere giunti a Nardò, non perché a tal fine coartati da taluno, bensì perché, avendo saputo che in tale città vi erano molti imprenditori alla ricerca di manodopera per la raccolta di prodotti agricoli, avevano deciso autonomamente di recarvisi con la speranza di trovare occupazione. Così come spontaneamente giungevano a Nardò così liberamente – prosegue il tribunale – i cittadini extracomunitari potevano, in qualsiasi momento smettere di lavorare e andare via da Nardò: il motivo per il quale vi rimanevano, pertanto, non va ricercato in una restrizione di libertà operata dai caporali o dai datori di lavoro, bensì nell’assenza di migliori alternative”.
In sostanza secondo i giudici del tribunale del riesame, che richiamano copiosa giurisprudenza della Corte di Cassazione, non ci sono gli elementi minimi per ritenere configurabile il reato di riduzione in schiavitù, non sussistendo la situazione di schiavitù.
Per la Corte di Cassazione “il mero profittare dell’attività lavorativa altrui, ancorché svolta in condizioni di accentuato disagio e di sfruttamento, se non accompagnato da uno stato di effettiva soggezione con privazione della libertà individuale, non integra il reato di riduzione in schiavitù”.
Diverse valutazioni devono farsi , invece, con riferimento al reato di cui all’art. 603 bis del codice penale, il cosiddetto reato di caporalato. In questo caso emergono fatti e situazioni che possono astrattamente essere riconducibili al caporalato, anche nella sua fisionomia di reato penale. Va ricordato, però, che tale reato è stato inserito nell’ordinamento solo il 13 agosto 2011 (alcuni giorni dopo lo sciopero della Masseria Boncuri). Prima di quella data il caporalato non era reato. In Italia, per un ovvio principio garantista e di civiltà, nessuno può essere condannato per un fatto che non era considerato reato al momento in cui è stato commesso. I fatti oggetto del processo sono tutti precedenti al 13 agosto 2011: come può ipotizzarsi il reato di caporalato se il reato neppure esisteva? (principio di irretroattività della legge penale).
Alla luce delle argomentazioni succintamente svolte, appare poco fondata la possibilità che il Comune possa costituirsi parte civile assumendo di aver ricevuto danni di immagine dai reati di riduzione in schiavitù o caporalato, che effettivamente appaiono non sussistere. Né può ragionevolmente prendersi in considerazione la costituzione di parte civile genericamente volta al risarcimento di danni non riferibili ai reati sopradetti.
Resta, tuttavia, la forte riprovazione dell’Amministrazione comunale di Nardò verso ogni forma di caporalato e di sopruso ai danni dei lavoratori extracomunitari. I soprusi, gli abusi, le ingiustizie che essi hanno subito offendono l’anima della nostra Città. La presenza di lavoratori extracomunitari nel nostro territorio arricchisce di umanità la nostra terra e deve stimolare politiche di solidarietà e integrazione fondate sulla dignità dell’uomo.
L’introduzione del reato di caporalato, a far data dal 13 agosto 2011, è un importante avanzamento di civiltà del nostro ordinamento. Consente, infatti, di perseguire penalmente forme di illegittima intermediazione e di sfruttamento del lavoro prima sottratte alla sanzione penale.
Per queste ragioni il Comune di Nardò auspica ancora una volta la lotta senza quartiere al caporalato e a tutte le forme di sfruttamento dei lavoratori extracomunitari. Esprime sincero apprezzamento per tutti i soggetti e tutte le istituzioni che si adoperano per stroncare un ignobile fenomeno che sporcal’anima della nostra Città. Ribadisce convintamente l’invito a tutti gli impre
nditori locali a organizzare ogni fase della propria attività nel pieno rispetto della dignità di tutti i lavoratori, senza distinzione di razza e di colore.
Si ritiene non sussistano gli estremi per la costituzione di parte civile del Comune di Nardò nel processo in corso, ma l’Amministrazione Comunale, considerando legittima e opportuna la costituzione di parte civile dell’ente in processi per il reato di caporalato, fin da ora dichiara che valuterà con attenzione l’intervento in processi volti a sanzionare condotte riconducibili all’art. 603 bis c.p.
Il sindaco 
Marcello Risi

About redazione

Guarda anche

Gravissimo incidente domestico

Un gravissimo incidente domestico si è verificato in questi minuti a Nardò, in via San …