martedì , 24 Novembre 2020

“ Cultura & Culture Senza Barriere”

“L’abbattimento delle barriere architettoniche non deve essere pensato esclusivamente per le categorie di estremo disagio. L’aumento della popolazione di età anziana, il numero di persone colpite da infortunio, le donne in gravidanza ma anche genitori e nonni alle prese con carrozzine o passeggini fanno constatare come l’abbattimento delle barriere sia un modo di generare  una città per tutti”

“L’abbattimento delle barriere architettoniche non deve essere pensato esclusivamente per le categorie di estremo disagio. L’aumento della popolazione di età anziana, il numero di persone colpite da infortunio, le donne in gravidanza ma anche genitori e nonni alle prese con carrozzine o passeggini fanno constatare come l’abbattimento delle barriere sia un modo di generare  una città per tutti”

E’  una tendenza che è promossa anche a livello accademico con un approccio definito “Universal Design” vale a dire: progettazione valida per tutti

Nardò è  ora impegnata in una grande sfida: favorire  entro cinque  anni la mobilità e la completa integrazione non solo per le persone disabili, ma anche per altre fasce deboli, come bambini e anziani

L’accessibilità cui guardiamo  è  la dimensione pubblica della città.

Accessibilità intesa non solo come =disabile=eliminazione barriera architettonica o come la più recente versione =navigabilità nel web, bensì come predisposizione dell’ambiente cittadino ad essere fruito, abitato, vissuto da tutte le popolazioni, di tutte le fasce di età

“Ancora tante, troppe, sono le barriere contro cui le persone con disabilità si trovano a doversi confrontare e scontrare tutti i giorni. Non si tratta solo di gradini o locali inaccessibili, ma anche di tutte quelle barriere mentali che ancora chiudono il disabile in un isolamento anche di possibilità, rispetto al resto della società. 

Voglio così ringraziare, oltre che indirizzare stima e saluti,  tutti coloro che hanno lavorato per  promuovere questo evento  e si sono impegnati per organizzare un incontro dibattito che vede qui fattivamente  insieme,  presenti e partecipi: esperti, giovani, esponenti dell’associazionismo civile e rappresentanti di organismi che da anni si sono distinti in Italia per la promozione di una cultura di empowerment a favore dei cittadini meno tutelati e meno fortunati.

Un saluto particolare, permettetemi, a Vito Berti che con la sua associazione “Sfida” si batte da anni perché il  tema di “ Una citta da abitare, per tutti. Senza barriere” sia costantemente partecipe dell’attenzione pubblica . 

Abbiamo oggi con noi  testimoni di quella che in Italia rappresenta una esperienza modello: quella della Comunità di Capodarco,  diventata un punto di riferimento nelle città per quanti si battono per una liberazione integrale dell’individuo.

Il  movimento delle Comunità di Capodarco è dal 1994 presieduto da don Vinicio Albanesi,  che oggi ci onoriamo di ospitare in questo dibattito.

La comunità di Capodarco   si è distinta nel Paese per aver scelto di   stare dalla parte di chi non ha  diritti. E concretamente  agisce e si batte  perché i non tutelati e i non garantiti si formino una coscienza dei loro diritti e doveri per diventare i soggetti della propria liberazione e riscatto.

Ma veniamo al convegno di oggi  che  ha il merito  di accendere i riflettori su un problema, che le persone con disabilità vivono sulla loro pelle, tutti i giorni: le barriere architettoniche.  

Non bisogna dimenticare che l’abbattimento delle barriere architettoniche non deve essere pensato esclusivamente per le categorie di estremo disagio: l’aumento sempre più percepibile della popolazione di età anziana (portatrice di numerose patologie di carattere degenerativo), il numero abbastanza considerevole di persone colpite da infortunio (costrette per un certo periodo a subire delle limitazioni nella loro mobilità abituale), le donne in gravidanza (ma anche genitori e nonni alle prese con carrozzine o passeggini), i lavoratori che devono movimentare dei carichi o anche solo le persone che vanno a fare la spesa con il carrello, fanno constatare come l’abbattimento delle barriere sia, di fatto, un modo di generare  una città per tutti.

Questa è una tendenza che è promossa anche a livello accademico con un approccio definito “Universal Design” vale a dire: progettazione valida per tutti.

L’approccio al lavoro di tutti i giorni deve essere meditato e riflessivo. Ogni volta che si pensa a un intervento che si ritiene di carattere ripetitivo è bene fermarsi un attimo e ponderare: “La scelta che sto operando che ripercussioni avrà sulle fruizioni da parte di questi o quei portatori di disabilità? La scelta che sto progettando (o che sto realizzando) per rispondere a questa specifica necessità, che riverbero avrà su quelle altre necessità?” Provare a immedesimarsi nelle limitazioni di altre persone è un esercizio mentale utile a loro e a noi stessi, perché può portare alla risoluzione di un problema che per noi è magari sottovalutabile però per altri maledettamente centrale, ma anche perché apre la mente all’attenzione che tutti dovremmo avere nei confronti di chi ha disabilità ma  ha gli stessi diritti.

Come Sindaco della Città vi illustro  ( e ho il dovere di farlo… )  quello che ad oggi rappresenta lo stato dell’arte sulla questione che  vede l’approvazione, all’unanimità in Consiglio comunale di una mozione ( era la fine di novembre del 2012 )   che impegna me e la mia Giunta  a   completare,  entro  cinque anni, l’abbattimento delle barriere architettoniche in città.

L’attenzione  si spos
ta con questa mozione dalla disabilità della persona all’ambiente.

E’ un concetto  ribadito anche nella “Convenzione dei Diritti delle persone con disabilità” delle Nazioni Unite (ratificata dal nostro Paese) in cui la disabilità viene definita come “il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società sulla base di uguaglianza con gli altri”.

Non è quindi sufficiente garantire soltanto diritti alle persone, ma è anche necessario assicurare che le persone possano fattibilmente accedere e fruire di ciò che è garantito da tali diritti.

Tale concetto, d’altra parte, costituisce la base su cui è fondata la Repubblica Italiana a partire dalla Costituzione che all’art. 3 cita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla  legge, senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Anche il termine “barriera architettonica” viene spesso frainteso e interpretato nel senso limitativo e semplicistico dell’ostacolo fisico. A partire dagli anni novanta del secolo trascorso, il significato del termine è stato notevolmente ampliato giungendo a definire le “barriere architettoniche” come:

 

  1. a.     gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea;

 

  1. b.     gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;

 

  1. c.      la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.

Molte zone urbane del nostro Comune  sono inadeguate rispetto alle normative nazionali riguardanti l’abbattimento delle barriere architettoniche e ai principi di accessibilità per chiunque, sanciti dalle convenzioni internazionali;

Inaccessibili poi, sono  tantissimi locali commerciali, alcuni dei quali recentemente ristrutturati, operanti nel territorio cittadino;

Abbiamo così  considerato che  il piano di interventi sull’eliminazione delle barriere architettoniche in alcune strade urbane, redatto dall’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Nardò su richiesta del responsabile del sindacato S.F.I.D.A., potesse essere concretamente realizzato nel giro di qualche anno.

Il Consiglio ha dunque deliberato all’unanimità  impegnando  l’Amministrazione Comunale a stabilire un cronoprogramma di interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche su tutte le aree urbane, uffici, luoghi per lo svolgimento di attività culturali, artistiche e ludico – sportive di proprietà e pertinenza del Comune di Nardò con l’impegno a non superare cinque anni per il completamento delle opere.

Non solo. Ci siamo impegnati  a  intraprendere, di concerto anche con le Associazioni di settore, una serie di iniziative volte a creare le condizioni con i titolari di esercizi pubblici, presenti sul territorio comunale, sulla necessità di rendere i locali accessibili anche ai cittadini con difficoltà all’accesso libero.

Cinque  anni, quindi, in cui l’impegno per favorire la mobilità e la completa integrazione nella vita sociale non solo per le persone disabili, ma anche per altre fasce deboli, come bambini e anziani, dovrà essere MASSIMO.

Il lavoro  che si dovrà svolgere  è indirizzato a dare risposte specifiche per casi particolari (soprattutto nell’abbattimento delle  barriere lungo i percorsi pedonali e nelle connessioni tra di esse e le zone di parcheggio), ma ha anche il compito di stimolare una sensibilità nuova nell’affrontare il lavoro di tutti i giorni, una sensibilità rivolta al considerare che la città non è frequentata solamente secondo le nostre individuali modalità, ma è percorsa, sia per necessità che per semplice piacere ricreativo, da tante categorie di cittadini e visitatori che non è detto che ne abbiano la totale libertà di fruizione. 

 

 

 

About redazione

Guarda anche

TASSA SPAZZATURA, NUOVA BATOSTA TARGATA MELLONE

Il sindaco conferma l’aumento della Tari introdotto un anno fa (14,5%). Nessun “occhio di riguardo” …