giovedì , 3 Dicembre 2020

A proposito del mancato Centro di Educazione Ambientale

Le code di paglia si incendiano subito.

La vicenda del mancato avvio del Centro Educazione Ambientale a Nardò crea ancora difficoltà a chi cincischiò in modifiche e riaperture dell’avviso pubblico invece di procedere celermente all’assegnazione dell’incarico. Ritardi sfruttati da una importante associazione nazionale, che aveva perso quasi tutti i riferimenti cittadini, per recuperare le risorse umane necessarie attraverso un accordo con una storica associazione locale.

Le code di paglia si incendiano subito.

La vicenda del mancato avvio del Centro Educazione Ambientale a Nardò crea ancora difficoltà a chi cincischiò in modifiche e riaperture dell’avviso pubblico invece di procedere celermente all’assegnazione dell’incarico. Ritardi sfruttati da una importante associazione nazionale, che aveva perso quasi tutti i riferimenti cittadini, per recuperare le risorse umane necessarie attraverso un accordo con una storica associazione locale.

Fare Verde aveva già alla data del 20 maggio 2009 preparato tutta la documentazione necessaria a concorrere all’avviso pubblico per il CEA con la collaborazione di quattro qualificati esperti, dai più che ragguardevoli curricula, di cui tre dotati di laurea quadriennale (legalmente equiparata alla laurea specialistica ai sensi del Decr. Interministeriale 5 maggio 2004 G.U.196 del 21 agosto 2004) ed uno di laurea triennale nuovo ordinamento.

Si attendeva l’ultimo giorno di scadenza del primo avviso pubblico, 29 maggio 2009, per la presentazione al protocollo comunale come precauzione ad una possibile fuga di notizie che avrebbe potuto portare alla preparazione di cordate con professionalità molto maggiori, magari reclutate a distanza di diverse centinaia di chilometri da Nardò. Di conseguenza la documentazione di Fare Verde risulta  consegnata col timbro “posta in arrivo” del Comune di Nardò del 29 maggio 2009 e protocollo in data 2 giugno 2009.

Nel frattempo, già il 19 maggio una nuova determina dirigenziale, la 762 apriva l’iter per una proroga dei termini di presentazione fino al giorno 29 giugno successivo con la specificazione, pleonastica per la proposta di Fare Verde, del requisito di laurea specialistica per il solo coordinatore del gruppo di lavoro. Dopo questa proroga pervenivano altre due proposte una dell’unione temporanea di Associazioni già citata e quella di un singolo professionista.
Quindi, quando mancavano ancora dieci giorni, diconsi DIECI GIORNI, alla scadenza del bando già era pronta proroga di un altro mese, procedura più unica che rara e soprattutto non sufficientemente pubblicizzata tanto che gli esperti di Fare Verde ne vennero a conoscenza immediatamente dopo il deposito, al protocollo comunale, della propria istanza di partecipazione.

Questi sono i fatti che indicano una gestione confusionaria e pasticciata della questione e creano disagio a chi avrebbe dovuto mantenere comunque un  basso profilo sulla questione CEA perché era, non solo socio, ma addirittura componente del consiglio nazionale dell’associazione più grande della cordata alternativa a Fare Verde. Eletto in questo ruolo dall’VIII Congresso del 7-8-9 dicembre 2007.  (cfr http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/organismi-dirigenti)

La memoria esiste e persiste conservando questi riscontri che destavano perplessità sulla trasparenza  dell’operazione.

E pure i pasticciacci rimangono nella loro scomoda ma nuda verità nonostante tutte le arrampicate sugli specchi.

 

Associazione ambientalista FARE VERDE –

Gruppo locale di Nardo’

Il Responsabile

Graziano De Tuglie

 

 

 

 

 

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