martedì , 20 Aprile 2021

Una vita spesa per Nardò. Ma Nardò lo ha mai "ripagato"?

L’ultima volta che l’ho visto era seduto sulla “sua” sedia di paglia intrecciata all’interno del Torrione. Avete presente quella Torre che si trova nei pressi di Palazzo Personè?
Ecco, bravi quella.
Aveva lo stesso sguardo fiero di quando da ragazzino andai a trovarlo alla Masseria Boncuri a vedere la prima Mostra di Arte Contadina, solo un po’ più stanco.

 

L’ultima volta che l’ho visto era seduto sulla “sua” sedia di paglia intrecciata all’interno del Torrione. Avete presente quella Torre che si trova nei pressi di Palazzo Personè?
Ecco, bravi quella. 
Aveva lo stesso sguardo fiero di quando da ragazzino andai a trovarlo alla Masseria Boncuri a vedere la prima Mostra di Arte Contadina, solo un po’ più stanco.
Era seduto, circondato dai “suoi” attrezzi, quelli raccolti in tanti anni. Quelli stessi attrezzi per cui è stato costretto a girovagare da  una sede all’altra come se quella non fosse un pezzo della nostra storia della nostra civiltà.
Il suo volto appariva stanco, sfinito dalla tante battaglie. Gli ho chiesto se avesse qualcosa da dire ai politici che ha incontrato in questi anni, mi ha risposto: “lasciamo perdere…”.
Era seduto sulla sua sedia di paglia intrecciata, che penna alla mano prendeva i nomi di coloro che lasciavano la propria adesione per la Cavalcata Storica. L’ho visto indicarmi un libro. Mi ha invitato a leggere. C’erano le firme dei tanti visitatori del Museo. Tanti turisti,  meno neritini, tutti a complimentarsi per quell’Opera . 
Ci ha ospitati, ma non ci ha fatto sentire ospiti, il giorno della Festa dei Presepi. Ed era sempre la, su quella sedia di paglia intrecciata. Rideva alle battute del suo amico di sempre, Gregorio Caputo.
Ora ci sarà, come è giusto che sia, la corsa a chi avrà più cose da dire. Ci saranno menate su chi era, cosa ha fatto per Nardò e tante altre baggianate. 
Lo farà anche chi, pur avendone la facoltà, non ha fatto nulla affinché quel suo sogno, quello di creare il più grande Museo di Arte Contadina d’Italia, fosse realizzato.
E da lassù a “Paoluccio” scapperà un sorriso, il più bello, il più profondo. Accompagnato da una frase che suonerà più o meno così: “Si chiudono le tende, lo spettacolo è finito! Un bacio a tutti voi che mi avete amato ed un grazie di cuore a chi mi ha ostacolato…”
I funerali si terranno domani, alle 16, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Ciao Paolo

Roberto De Pace

 

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