martedì , 20 Aprile 2021

Ancora una condanna per l’imprenditore di Muro Leccese

Ancora una condanna per l’imprenditore di Muro Leccese, CAVALERA MARIO, classe 1937, imputato del reato di cui all’art. 612 bis. c.p. per i fatti accaduti in Maglie fino al luglio 2010ai danni della ex moglie RIZZO FERNANDA, classe 1959 difesa dall’avv. GIUSEPPE IENUSO.

Ad infliggere una condanna a sei mesi di reclusione all’uomo, difeso dall’avv. Giovanni Tarantino, è stato il Giudice monocratico della sez. distaccata di Maglie, Dott. Sansonetti che ha tenuto conto del vizio parziale di mente del Cavalera accertato a seguito di una perizia psichiatrica effettuata nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

Ancora una condanna per l’imprenditore di Muro Leccese, CAVALERA MARIO, classe 1937, imputato del reato di cui all’art. 612 bis. c.p. per i fatti accaduti in Maglie fino al luglio 2010ai danni della ex moglie RIZZO FERNANDA, classe 1959 difesa dall’avv. GIUSEPPE IENUSO.

Ad infliggere una condanna a sei mesi di reclusione all’uomo, difeso dall’avv. Giovanni Tarantino, è stato il Giudice monocratico della sez. distaccata di Maglie, Dott. Sansonetti che ha tenuto conto del vizio parziale di mente del Cavalera accertato a seguito di una perizia psichiatrica effettuata nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

La donna, nel corso della vita coniugale, da cui sono nati quattro figli, è stata oggetto di vari episodi di violenza e prevaricazione, fino a quando, nell’autunno del 2009, ebbe il coraggio di portare a conoscenza dell’Autorità giudiziaria, il calvario suo e dei suoi figli.

Dopo l’allontanamento dalla casa coniugale, il Cavalera non si dette pace e la Rizzo fu costretta a subire, quotidianamente, episodi di pedinamenti, appostamenti, minacce e molestie di vario genere e forme tali da generare in lei un grave e perdurante stato di ansia, paura e fondato timore per l’incolumità fisica.

Quotidianamente riceveva dal Cavalera, sul suo cellulare, numerose telefonate il cui contenuto era sempre lo stesso: la volontà di tornare a convivere con lei accompagnate dalla minaccia di morte nel caso lei non avesse acconsentito ciò e dal ricatto di toglierle le figlie minori attraverso un ricorso alle autorità.

Ogni giorno, il Cavalera, si recava nei pressi della sua casa ed immetteva nella buca delle lettere dei fogli manoscritti, sui quali reiterava in maniera ossessiva sempre l’invito ad essere nuovamente accolto in casa con le solite minacce di compiere gesti inconsulti.

Con cadenza quotidiana, effettuava pedinamenti continui, in macchina o a piedi, quando la Rizzo si recava al lavoro o andava a fare la spesa. Il Cavalera era ossessivamente e perennemente appostato nei pressi, oltre che della sua casa, anche dei luoghi abitualmente frequentati dalla moglie (supermercati, farmacia, fornaio, ufficio postale, ecc.). In più di una circostanza, intervennero i Carabinieri e della Polizia Municipale.

Tale calvario terminò allorquando il Cavalera fu ristretto presso la Casa Circondariale di Lecce. Attualmente si trova ricoverato presso una Casa protetta.

Per fatti analoghi, il Cavalera aveva già subito una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione inflitta dallo stesso Tribunale di Maglie in data 21/6/2011, sentenza confermata di recente dalla Corte d’Appello di Lecce (Pres. Boselli, a latere Palazzo e Pet

 

 

 

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