martedì , 20 Aprile 2021

Condotta sottomarina: "scontro" tra progetti…

Aumentano sempre più le perplessità sul progetto di Regione e AQP di convogliare i reflui di Porto Cesareo nel recapito finale del depuratore di Nardò con relativo smaltimento degli stessi, attraverso la realizzazione di una condotta sottomarina, nel mare di Torre Inserraglio.

Aumentano sempre più le perplessità sul progetto di Regione e AQP di convogliare i reflui di Porto Cesareo nel recapito finale del depuratore di Nardò con relativo smaltimento degli stessi, attraverso la realizzazione di una condotta sottomarina, nel mare di Torre Inserraglio.

Infatti, durante il mio intervento nell’ultimo Consiglio di Amministrazione dell’Area Marina Protetta convocato anche per discutere tale problematica, ho avuto modo di evidenziare alcuni aspetti contraddittori (con rifermento alla realizzazione della condotta sottomarina) tra il progetto presentato dall’AQP e quello redatto qualche anno fa dal Comune di Nardò.

Intanto, e’ bene precisare che il progetto comunale riguarda la realizzazione della sola condotta a mare dimensionata unicamente per servire l’abitato di Nardò, mentre come noto quello dell’AQP prevede un progetto complessivo di scarico a mare dei reflui di Nardò e Porto Cesareo attraverso   una condotta sottomarina da collegare all’attuale scarico in battigia del depuratore neritino, con tutte le criticità di cui ormai da mesi parliamo.

Ebbene, la discrasia principale tra i due progetti riguarda essenzialmente la lunghezza della condotta. Quella dell’AQP misura 1.100 metri, mentre quella progettata dal Comune di Nardò e’ lunga 2.400 metri. Le motivazioni di questa scelta progettuale da parte del Comune si possono leggere nella relazione tecnica: “La lunghezza della condotta sottomarina prevista nel presente progetto e’ stata definita nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni legislative vigenti; in particolare la lunghezza deriva fondamentalmente dal rispetto delle verifiche igienico – sanitarie dello scarico a mare in corrispondenza della fascia di rispetto (balneazione), fissata cautelativamente in 300 m dalla linea di battigia, nelle situazioni più critiche (massima portata e correnti perpendicolari a costa)”. Sempre nella stessa relazione, inoltre, leggiamo: “Lunghezze di condotta inferiori e/o diffusori più corti non sarebbero stati in grado, in particolari condizioni ambientali, di rispettare le condizioni di balneabilità delle acque stabilite dalla vigente normativa e tantomeno le caratteristiche biochimiche dell’acqua all’interno del Parco Marino”.

Quindi, in sostanza, se e’ vero quanto affermato dai progettisti del Comune di Nardò, la lunghezza della condotta prevista dall’AQP (1.100 m) non sarebbe sufficiente a scongiurare che la diffusione in mare di sostanze organiche con determinate condizioni ambientali possa raggiungere la costa con effetti devastanti sul turismo e non solo.

Allora, di cosa stiamo parlando? Alla luce di quanto sopra, si rischia che la soluzione sia peggiore del problema.

 

Mino Natalizio

Consigliere di Amministrazione AMP

 

 

 

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