lunedì , 30 Novembre 2020

La Puglia delle acque reflue e delle condotte sottomarine

Il Centro studi “don Milani” ha partecipato in qualità di invitato e non di “inviato speciale” all’audizione che si è tenuta a Bari il 20 giugno 2013 su cortese invito del Presidente della V^ Commissione regionale Dott. Donato     Pentassuglia.

Un doveroso ringraziamento va al Presidente della V^ Commissione e al Consigliere regionale Arch.Salvatore Negro per aver voluto ascoltare le ragioni del Centro Studi in merito all’O.d.g. avente come oggetto: “Impianti di depurazione a servizio dei Comuni di Sannicola, Galatone, Nardò, Porto Cesareo.”
A detto incontro erano presenti: i componenti la V^ Commissione regionale, l’ass. Maglio in sostituzione del Sindaco Risi, l’Ing. Piero Formoso dirigente l’ufficio urbanistico, Il Presidente e il Coordinatore del Centro Studi “don Milani”. Assenti tutti gli altri Comuni invitati.

Il Centro studi “don Milani” ha partecipato in qualità di invitato e non di “inviato speciale” all’audizione che si è tenuta a Bari il 20 giugno 2013 su cortese invito del Presidente della V^ Commissione regionale Dott. Donato     Pentassuglia.

Un doveroso ringraziamento va al Presidente della V^ Commissione e al Consigliere regionale Arch.Salvatore Negro per aver voluto ascoltare le ragioni del Centro Studi in merito all’O.d.g. avente come oggetto: “Impianti di depurazione a servizio dei Comuni di Sannicola, Galatone, Nardò, Porto Cesareo.”
A detto incontro erano presenti: i componenti la V^ Commissione regionale, l’ass. Maglio in sostituzione del Sindaco Risi, l’Ing. Piero Formoso dirigente l’ufficio urbanistico, Il Presidente e il Coordinatore del Centro Studi “don Milani”. Assenti tutti gli altri Comuni invitati.

Il consigliere regionale Dott. Andrea Caroppo, in apertura, ha illustrato le motivazioni della seduta e la necessità di ascoltare gli altri Comuni interessati agli impianti di depurazione, dopo l’incontro tenutosi con il Comune di Gallipoli.

Ha parlato successivamente l’ass. Maglio ripercorrendo la storia delle varie delibere e delle intese succedutesi fra Nardò, Porto Cesareo e la Regione Puglia, sottolineando la venuta meno di alcuni accordi e la volontà contraria del Consiglio comunale di realizzare la notoria condotta sottomarina. Ha anche specificato il contrasto tra l’interesse del Comune di Nardò, teso ad allargare il Parco di Portoselvaggio – Palude del Capitano fino all’Area Marina Protetta di Porto Cesareo e la contemporanea realizzazione in loco di una condotta sottomarina in palese contrasto con l’istituendo Parco Marino Terrestre. Per rendere ancora più forte ed evidente la contrarietà del Consiglio Comunale di Nardò alla realizzazione della condotta e sul funzionamento dei depuratori, ha mostrato alcune foto di sversamento misto in mare che testimoniano il mal-funzionamento dal depuratore neritino.      
Subito dopo è intervenuto il Coordinatore del Centro Studi Paolo MARZANO che ha sottolineato la necessità sempre più pressante di fare sistema e cambiare metodo nella gestione di alcuni servizi e infrastrutture. Secondo il Coordinatore infatti, se obiettivo della Regione Puglia è quello di perseguire il ‘ripascimento’ della falda acquifera allora occorre lavorare in futuro, applicando i migliori metodi innovativi, servendosi delle nuove tecnologie che la scienza mette a disposizione, proprio al momento dell’attuazione di nuove ed importanti scelte nell’ambito dell’uso e riuso delle acque. Evidente è il cambiamento culturale in atto che, si auspica: “non voglia vedere Nardò come ultimo comune che sconvolgerà il proprio sistema naturale per inserire una condotta a terra, ma il primo che dall’affinamento produca uno viluppo ‘indotto’ dal recupero e al riuso delle acque.  Il ritornello “dell’acqua pura perché sversarla a mare e se pulita perché sperderla in mare?” dimostra che nessuna goccia d’acqua va dispersa perché oggi con gli impianti di affinamento sperimentati ed esistenti, è possibile utilizzare le acque reflue opportunamente affinate per svariati impieghi non potabili.
Il Presidente del “don Milani” Giovanni PERO’ ha affrontato l’argomento chiedendo in via preliminare se il tema in esame riguardasse gli impianti depurativi in generale, solo quello della condotta unica Nardò-Porto Cesareo oppure l’eventuale scorporazione dei due impianti.  

Non essendoci stata alcuna risposta a questa domanda, l’intervento, si è sviluppato sia sull’ipotesi di una condotta unica, che separata.    
Ha precisato che il tracciato lungo la litoranea, previsto dal progetto di massima, stilato dall’ AQP, non può essere accettato dall’Amministrazione Comunale di Nardò poiché  preclude la possibilità agli insediamenti di Sant’ Isidoro, Villaggio Resta, Villaggio Tramonti, di allacciarsi alla rete fognaria.
Ha sostenuto con estrema determinazione che la condotta, sia essa unica o separata, non deve riversare le sue acque a mare  ma attraverso moduli di affinamento Tab 4, collegati al depuratore (o depuratori in caso di due) e a possibili  vasche di accumulo o attraverso la creazione di una rete duale, le deve offrire a tutte quelle opportunità che la società moderna e civile richiede: agricoltura, con l’intervento del Consorzio di Bonifica dell’Arneo; le campagne dell’ex Ente Riforma, con l’intervento dell’Ersap;  le ditte di Igiene ambientale, per lavare le strade, i cassonetti,  innaffiare le rotonde, i giardini pubblici, l’area mercatale, le varie aiuole comunali; i privati, per  innaffiare le tante serre; la protezione civile, per gli incendi;  l’AQP,  per realizzare il sistema duale ad uso dei vari lavaggi, ecc.  ecc.           
Il Centro Studi “don Milani” ha proposto, inoltre, con forza, il cambiamento del modello di sviluppo, sottolineando che gli impianti di depurazione come infrastruttura di sanificazione ambientale, non possono essere  realizzati per risolvere solo il problema cogente di un Comune ma devono, tecnologia permettendo, interessare tutto il territorio, renderlo attrattivo turisticamente, vivibile per le comunità.     
E’ necessario oggi più che mai , lanciarsi nel futuro e consentire servizi innovativi più idonei, evitando dissipazione  di denaro pubblico,  desertificazione territoriale, sperpero ingente di acqua potabile nei campi da golf, depauperamento della falda acquifera con conseguente  distruzione di paesaggi e di ambienti marini e terrestri.      
I
rappresentanti dell’AQP, in risposta alle foto esibite, si sono riservati di intervenire per conoscere le cause del mal funzionamento del depuratore di Nardò ed hanno successivamente elencato gli accordi sottoscritti dal Sindaco Vaglio tesi alla realizzazione del progetto della Condotta sottomarina indicendo gara ed aggiudicazione.

A nulla sono valse le osservazioni relative alla caducazione unilaterale degli accordi stilati con la precedente amministrazione, come pure la circostanza dell’inesistenza della rete fognaria a Porto Cesareo e dell’ex depuratore realizzato con “project financing” al momento fatiscente, dissolto e contestato dai proprietari del terreno.
Gli ing. dell’AQP hanno continuato a sostenere che il Piano regionale di “Tutela delle acque” nella sua programmazione ha previsto quel tipo di intervento e di tracciato della condotta sottomarina. Altro elemento indiscutibile per l’AQP è che qualsiasi impianto depurativo, per ragioni cautelari, ha bisogno per legge di uno scarico a mare.         
Nella discussione a nulla sono valse le contestazioni che il canale Asso riceve acque reflue Tab 1 da cinque depuratori facenti capo a 41 Comuni del Salento il cui recapito finale è la Vora delle Colucce e non il mare e che in caso di troppo pieno scarica nel canale scolmatore le cui fessurazioni impediscono drenando lo scarico al mare delle acque reflue.           
Il Canale Asso, per l’ AQP, in sostanza, è idoneo per lo scarico a mare di cinque depuratori. Una vergogna!
Il Centro ha chiesto ad un ingegnere dell’AQP se l’Ente è in grado di garantire la qualità delle acque reflue che si sversano nell’Asso (Tab 1) così come garantisce la potabilità.         

La risposta è stata negativa trattandosi di “sistemi diversi”. 
Considerazione: L’ente pubblico e di conseguenza la Regione Puglia, cui appartiene l’AQP cosa garantisce? Può un Ente pubblico non garantire al 100% le sue attività d’istituto?          
Se chiedessimo dei controlli ufficiali cosa verrebbe fuori?   
I 5 depuratori dei 41 Comuni sono tutti a norma?     
Sono soggetti allo stesso fenomeno presentato nella foto dall’ass. Maglio?  
Nella Vora delle Colucce quanti reflui sono a norma?          
Quanto inquinamento stiamo immettendo e quanto gli strati terrestri riescono ad affinare di refluo per renderlo potabile a noi cittadini?
Altra obbiezione proposta: la fogna a Sant’Isidoro, Villaggio Resta, Tramonti ecc., come avverrà in futuro?
Risposta: il Piano di Tutela delle acque prevede nel tempo allacciamenti singoli al Depuratore di Nardò!
Riflessione: l’AQP o meglio la Regione Puglia non trasla la condotta di Porto Cesareo sulla provinciale 112 per consentire l’allacciamento fognario di quella vasta area ma prevede la costruzione in futuro di nuovi tracciati attraverso nuovi finanziamenti.  
Ciliegia finale delle varie discussioni è che il Piano di Tutela delle Acque è un totem inviolabile, un feticcio religioso, uno strumento pianificatorio immodificabile!!???.   
A nulla le obbiezioni fatte dai rappresentanti del Centro che qualsiasi Piano, proprio perché amministrativo, può essere modificato, aggiornato, adeguato alla realtà e alla necessità che si riscontra in loco.
Deduzione finale: gli interessi e le procedure organizzate non corrispondono alla realtà generale e alle esigenze del territorio ma a qualcosa che si cela nella burocrazia tecnica e amministrativa.
Speranza ultima è l’impegno assunto da cinque Consiglieri regionali: Negro, Amati, Pentassuglia, Cervellera e Zullo di recarsi presso il Ministero dell’Ambiente e chiedere per la Puglia, che non ha corsi d’acqua superficiali, una deroga che consenta di scaricare i reflui super raffinati, oltre Tab 4, eccedenti le utilizzazioni da parte degli Enti e dei privati,  in falda.

Nardò,  21 giugno 2013

                                        IL PRESIDENTE                             IL COORDINATORE

                                        Giovanni PERO’                              Paolo MARZANO

 

 

 

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