martedì , 29 Settembre 2020

Antonio non era "il fratello del killer"

Non siamo abituati a copiare notizie da altri. Quel poco che facciamo, lo facciamo con i nostri piccoli mezzi e con tanto spirito di servizio.
Ieri, però, navigando sui social network ci siamo imbattuti in un pezzo dell’amico Angelo Papadia de “Il Pittacino”.

Non siamo abituati a copiare notizie da altri. Quel poco che facciamo, lo facciamo con i nostri piccoli mezzi e con tanto spirito di servizio.
Ieri, però, navigando sui social network ci siamo imbattuti in un pezzo dell’amico Angelo Papadia de “Il Pittacino”. Indirizzo: www.ilpittacino.it
Certi di non fargli un torto e convinti come non mai che abbia pienamente ragione, ve lo riproponiamo integralmente:

La tragica scomparsa di Antonio Durante, nell’incidente sulla Lecce- Gallipoli, ha gettato sgomento nella città di Nardò e non solo, visto che il caparbio imprenditore gestiva con successo altre stazioni di servizio carburante nei paesi limitrofi.
Tralasciando per un attimo il dolore acuto che tutti i suoi conoscenti, amici e familiari provano in questo triste momento, risulta d’obbligo, anche se a caldo, stigmatizzare alcuni aspetti informativi che lambiscono la crudeltà, quando non risultano scomposti e stupidamente cinici.

La più importante agenzia di stampa italiana, l’Ansa, ha dato la notizia del tragico incidente sottotitolando “Era il fratello del killer di Renata Fonte”. Ora, a parte la sconvenienza di accomunare un efferato delitto ad una persona estranea al fatto e l’inopportunità di evidenziarlo proprio in un simile tragico momento, oltre a costituire un’irrispettosa quanto inutile menzione, innesca, di fatto, una relazione sospetta fra l’incidente e lo status del fratello. E’ pur vero che le agenzie di stampa in genere sono lontane dalla conoscenza diretta e specifica del territorio ma questo non giustifica certo la superficialità con la quale si ‘bollano’ le situazioni senza averne diretta conoscenza. Tutti coloro che hanno conosciuto Antonio possono testimoniare quanto sia risultato distante dall’errore di suo fratello e come lo abbia dimostrato in ogni gesto della sua vita.
Questo non significa certo che Antonio abbia creato distanze affettive con colui che ha sbagliato e sta sonoramente pagando il suo conto con la giustizia. Anzi, soprattutto questo, rende ulteriore onore alla fratellanza mai disdegnata, nonostante la disapprovazione per quell’efferato omicidio.

La cronaca ha le sue regole ferree e la foga della notizia spesso induce ad una freddezza impudente ma, quando questa smania prende il sopravvento anche sulla verità, allora diventa sconveniente e disinformativa.
Infatti, menzionare la fratellanza con il “killer’ (che già il termine contiene un’accezione dispregiativa fuori posto, se ancora crediamo nella rieducazione carceraria e nella parificazione dei conti con la giustizia) altro non sortisce, nel lettore, che la sensazione di cercare relazioni fra il fatto accaduto e la storia personale del fratello.
Sarebbe stato giornalisticamente corretto se Antonio, fratello di un boss mafioso che impartisce ordini dal carcere, avesse avuto nella sua vita la funzione di gestire gli affari del carcerato.
Nella realtà, invece, Antonio era un uomo onesto e irreprensibile e, suo fratello, oltre a scontare la pena, non pare si sia mai distinto per qualche attività delinquenziale extracarceraria.
Ragione per la quale l’insinuazione che deriva dal fatto di sottotitolare la fratellanza col “killer” resta inadeguata alla funzione informativa, benché la menzione nella parte discorsiva dell’articolo avrebbe potuto trovare una qualche ragione di completezza informativa, diversa dalla cinica e fuorviante menzione nel titolo, con la quale si è voluto o si è incappati in una ingiusta e malvagia caratterizzazione della vittima del tragico incidente.

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Come operatore di stampa, caro Antonio, sento di chiederti scusa per questa barbarie che, senza dubbio, nella tua bontà d’animo e con la tua galanteria, avresti affrontato con un sorriso disarmante, senza provare rancore neanche per questa cinica imbecillità.
(Angelo Papadia)

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