lunedì , 28 Settembre 2020

Renna sbatte la porta e se ne va.

Caro Sindaco,

mi accingevo a rimettere nelle tue mani il mio mandato assessorile per ragioni provocate da circostanze meno nobili frutto di anacronistiche visioni identitarie di esponenti di una sinistra cittadina condannata dalla storia ai margini della società.

Caro Sindaco,

mi accingevo a rimettere nelle tue mani il mio mandato assessorile per ragioni provocate da circostanze meno nobili frutto di anacronistiche visioni identitarie di esponenti di una sinistra cittadina condannata dalla storia ai margini della società.

Tuttavia, “l’ordinanza di sgombero”  n. 362 della c.d. “ex falegnameria” di c.da Arena Serrazze appare un provvedimento amministrativo che, per quanto motivato da ragioni sanitarie e di ordine pubblico, rappresenta una risposta tardiva e socialmente inaccettabile.

Peraltro, quest’ultima ordinanza contraddice lo spirito umanitario della deliberazione della Giunta Comunale n. 244/2013 da me sottoscritta, che pur prevedendo, prevalentemente, il campo di accoglienza in altra località (c.da Scianne) prende atto e  legittima la presenza di immigrati nella località di cui ora si chiede lo sgombero, mercé l’approvvigionamento di acqua potabile e bagni chimici.

Non è la forza lo strumento utile per affrontare tematiche sociali quali l’accoglienza dei lavoratori immigrati ovvero di immigrati richiedenti asilo o rifugiati politici presenti copiosamente nelle campagne di Nardò.

Non vorrei che la circostanza della visita a Nardò della ministro Kyenge, fissata per la prossima domenica, ti  abbia portato ad adottare un provvedimento, che non appartiene al tuo dna politico e alla tua storia, non si nasconde la polvere sotto il tappeto, quando vengono ospiti illustri, caro Sindaco!

Sul tema dell’accoglienza, del resto, ahinoi, abbiamo avuto, in questi due anni,  sempre un confronto serrato, franco e fortemente dialettico, che di seguito alla mancata costituzione del Comune nel processo “SABR”, mi ha portato, già alcuni mesi fa a rimettere nelle tue mani la delega alle politiche migratorie, ritenendo la mancata costituzione una scelta profondamente sbagliata.

Ora rischia di consumarsi questa pagina grave, che potrebbe vedere, il nostro Comune insignito dalla medaglia al valore civile , per aver ospitato i deportati dei campi di concentramento di seguito alla seconda guerra mondiale, utilizzare, al bisogno, la forza verso disagiati ed immigrati, in molti casi, anche essi in fuga da paesi martoriati da tirannie e da conflitti bellici, carestie e fame.

Non posso avvallare un’operazione di tal fatta, non ci sono ragioni o motivazioni che possono sostenere questo tipo di politica; me l’hai insegnato anche tu, va perseguita sempre ed in ogni caso una terza via, che passa dal dialogo inter-istituzionale e che coinvolge la società civile in tutte le sue articolazioni.

Così dovevano andare le cose e così, purtroppo, è andata. Anche senza scomodare il filosofo franco-rumeno Emil Cioran, che in un suo libello scriveva “perchè ritirarsi e lasciare il campo quando ci sono ancora tante persone da deludere” è abbastanza pacifico che abbandonare il posto viene vissuto quasi sempre come un addio ad una parte significante della propria vita; la fine di abitudini consolidate, di sicurezze, di relazioni ed anche di affetti. Non ci si libera volentieri di un mondo che ci ha seguito negli anni, dandoci l’illusione di essere definitivo e procurandoci più di una soddisfazione.

 

Ma quando si è concluso il proprio tempo, quello in cui si è stati produttori di risorse e creatori di eventi, intestardirsi a resistere significa solo diventare ingombranti, consumare credito e ritardare spesso il momento di fare i conti con se stessi.

 

 

Sento di avere la coscienza apposto e di avere interpretato il mio ruolo pubblico, trasparentemente, senza risparmiare energia e con abnegazione, nel modo che si confà ad una persona che viene dalla società civile e che ha fatto suoi gli ideali e i valori di una sinistra moderna aperta e non identitaria, valori propri del partito di sinistra ecologia e libertà.

 

Ero e rimango, in quanto persona, un ottimista. Convinto che la politica potrà essere l’arte del possibile; ma come direbbe il mio maestro Nichi Vendola, anche l’opportunità di creare nella vita una chance all’impossibile. È naturale che una visione, una prospettiva sia dipinta coi colori dell’arcobaleno; e che la realtà,al contrario,  sia abbozzata nei toni più spenti del bianco, del nero, come la pagina che rischiamo di scrivere con l’ordinanza di sgombero prima citata, ovvero del grigio con le sue aride sfumature. Con la mano al cuore, ti dico che ho fatto ciò che ritenevo esser giusto. Potrei essermi sbagliato. Starà ai cittadini decidere. Ma credimi almeno a questo. Ho fatto ciò che ritenevo fosse giusto per Nardò. Ho assunto il mio incarico con grandi speranze per il futuro della Nostra Comunità. Lo lascio con speranze ancora più alte per un futuro migliore, a partire dal rispetto dei diritti degli immigrati e dei lavoratori delle nostre terre.

Grazie a te Sindaco per avermi concesso, comunque, il privilegio di questo importante incarico e a coloro, personale interno all’Ente e anche  partners esterni, che mi hanno aiutato a realizzare alcuni progetti che rimarranno nella storia, almeno spero, delle cose “ben fatte” per questa Città. Mi riferisco, innanzitutto, alle politiche di efficientamento energetico, in particolare, ed al riavvio delle manutenzioni del patrimonio comunale. È stato emozionante ed un grande onore avere l’opportunità di lavorare per Nardò e la sua gente con tante brave persone da cui ho tratto motivazioni importanti a proseguire la mia azione e che ritengo di essere riuscito a motivare nonostante i tanti disagi e difficoltà dell’ambiente
di lavoro, grazie ad ognuno e ad ognuna.

 

Sono addolorato, per questo momento difficile, non posso accettare che la tutela delle persone possa passare da strumenti securitari come quelli adottati e qui da me stigmatizzati, tuttavia questo paese rimane una città speciale e per me è stato un grande onore servire Nardò, città che amo e continuerò ad amare! Grazie!

 

                                                                                                          Vincenzo Renna

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