domenica , 27 Settembre 2020

Pensieri di una sera d’estate

La storia di tanti uomini, che ogni anno in estate giungono nelle zone di Nardò per la raccolta delle angurie, è una storia che va avanti ormai da molti anni, tanti, troppi anni! Mi sa che qualcuno non sa più contarli gli anni, forse perché non c’era o perché ha iniziato a interessarsene da grande o perché era troppo piccolo o per qualche altro motivo che solo lui conosce. Sono passati ormai più di trent’anni!

La storia di tanti uomini, che ogni anno in estate giungono nelle zone di Nardò per la raccolta delle angurie, è una storia che va avanti ormai da molti anni, tanti, troppi anni! Mi sa che qualcuno non sa più contarli gli anni, forse perché non c’era o perché ha iniziato a interessarsene da grande o perché era troppo piccolo o per qualche altro motivo che solo lui conosce. Sono passati ormai più di trent’anni! Ogni estate centinaia di lavoratori stagionali extracomunitari provenienti dall’Africa, esattamente da Tunisia, Ghana, Sudan, seguiti in percentuale minore da Costa D’Avorio, Nigeria, Mali, Marocco, Burkina, Togo, Algeria, Etiopia, Liberia, Libano, Ciad, Somalia, Niger, Guinea, Benin, Kenia, Eritrea e Zimbabwe, giungono nelle zone di Nardò per raccogliere quelle meravigliose angurie, che noi comodamente consumiamo a tavola nelle calde giornate estive. Domenica mattina a Nardò, durante un convegno organizzato dalla Cgil, il ministro per l’integrazione Cecile Kyengie, ha visitato i luoghi di “accoglienza” dove queste persone sono invitate a “sostare” durante il periodo estivo ed ha preso parte poi, intorno alle 12:15, presso l’ex convento dei Carmelitani, a un incontro pubblico, che ha visto la partecipazione di tanti soggetti interessati o deputati a gestire la cosa pubblica, l’accoglienza, la solidarietà. Ciascuno ha evidenziato quello che grazie alla “sua” opera o a quella del proprio gruppo di appartenenza, è riuscito a fare in questi anni per queste persone e poi, per ciascuno, per ogni parola, per ogni idea, per ogni proposta, per ogni disponibilità, applausi a cascata, applausi per tutto e per tutti. In quella sala mi sono chiesto: cosa succederà domani dopo il passaggio del ministro? Che cosa accadrà il prossimo anno? È una storia che va avanti da troppi anni, molti, tanti, per essere ancora oggi, ai “blocchi di partenza”, “decidere quale accoglienza offrire”, “come”, “dove”. Unica e sola certezza di ogni anno è il loro arrivo! Unica emergenza ormai solo quella da parte nostra, che ci trova sempre, “tutti” impreparati! … quali e quanti passi si sono fatti in questo trentennio? Siamo tutti pronti a elencare quanto abbiamo fatto! Poco! Veramente poco da parte di “tutti”. Se iniziassimo a elencare quello che avremmo dovuto fare e che non abbiamo fatto, sicuramente avremo poche cose per le quali applaudire. In questi anni, quanti incontri, quante riunioni intorno a “tavole rotonde” in luoghi ufficiali e non, per sentir ripetere ogni volta, ogni anno, sempre lo stesso ritornello: stanno per arrivare! sono alle porte! che cosa facciamo! dove li mettiamo! Parliamo di accoglienza, credo che questa parola non dovremmo neppure pronunciarla per amore e rispetto delle persone che diciamo di accogliere e del significato forte, vero e profondo della stessa parola, “accoglienza” ! Mi chiedo se in noi ci sia davvero la volontà di accogliere queste persone. Parlano i fatti e i fatti dicono che per loro, per questa gente, si sono riservate le periferie … da sempre! Loro, non sanno se avranno un luogo dove poter dormire o dove mangiare, non sanno se avranno la possibilità di fare una doccia dopo una giornata di lavoro quando il lavoro c’è, non sanno se troveranno una mano amica. È vero anche che c’è bisogno di tante forze, di tanto impegno, di tante mani, di tanta volontà per accogliere le tre-quattrocento persone che giungono ogni estate, non dimenticando le circa mille presenze di due anni fa. Ciascun soggetto deputato o meno alla gestione dell’accoglienza, da solo non potrà farcela nel tentativo di offrire un minimo di ospitalità, le persone da accogliere sono davvero tante! Qualcuno ancora oggi, chiede di far conoscere questo fenomeno … “se ne deve parlare”, “occorre che la gente sappia”, (la conoscenza è doverosa, ci mancherebbe altro)! Ma in virtù proprio dei trent’anni trascorsi, mi chiedo come mai ad oggi di questo fenomeno se ne sappia ancora davvero così poco! Eppure ogni anno solo presso l’università di Lecce vengono pubblicate due – tre tesi sul “fenomeno Nardò”. Forse non abbiamo voluto vedere, forse non abbiamo voluto sapere, forse non abbiamo voluto interessarcene, forse non abbiamo avuto i mezzi e le possibilità per tentare di prenderci cura dei nostri fratelli… forse! È una storia troppo lunga, quella di tanti uomini che ogni anno con la speranza nel cuore, giungono nelle nostre zone solo con tanta voglia di lavorare, per assicurare, come fa ogni buon padre, il pane per i propri figli. È una storia troppo lunga, quella di tanti uomini che con le lacrime agli occhi e il dolore nel cuore, lasciano la loro amata terra per andare a cercare altrove la vita! “Ripartiamo da Nardò – ha detto domenica mattina Cecile Kiengie, ministro per l’integrazione – che questo luogo possa essere da esempio a tutta Italia per le buone pratiche di accoglienza e d’integrazione”. … che questo luogo da subito! senza più ritardi! possa essere esempio al mondo intero, di “accoglienza”, oggi come ieri! Sono solo pensieri di una sera d’estate … don Camillo De Lazzari

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