venerdì , 30 Ottobre 2020

L'incredibile odissea di una donna di Nardò

Una vera e propria piccola odissea quella che ha dovuto subire una donna di Nardò. Nella serata di ieri la donna di 76 anni ha accusato un malore ed ha deciso di farsi accompagnare dal figlio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Gallipoli.

Una vera e propria piccola odissea quella che ha dovuto subire una donna di Nardò. Nella serata di ieri la donna di 76 anni ha accusato un malore ed ha deciso di farsi accompagnare dal figlio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Gallipoli.
Giunta presso il Presidio Gallipolino attorno alle 23.45 la donna, già colpita qualche anno prima da un blocco cardiocircolatorio, è stata “registrata” dagli infermieri del nosocomio e fatta accomodare in sala d’attesa, questo nonostante la donna avesse manifestato agli infermieri il problema cardiaco avuto in passato. I minuti, poi, sarebbero diventati ore, tant’è che la donna sarebbe entrata “finalmente” all’interno del Pronto Soccorso attorno alle 3.35 per essere sottoposta ad elettrocardogramma ed esame degli enzimi, esami quest’ultimi utili a stabilire l’origine del malessere.
Dal Pronto Soccorso, poi, la donna sarebbe stata trasferita presso il reparto di cardiologia per essere sottoposta a visita cardiologica per poi “rientrare” nel Pronto Soccorso attorno alle 4.40. A quel punto la donna sarebbe stata posta su di una sedia a rotelle in attesa di un nuovo esame previsto attorno alle 8 della mattina.
L’odissea della donna, però, non sarebbe finita qui, dal momento che sarebbe stata fatta uscire dall’ospedale solo attorno alle 12. Per fortuna il malore accusato non era nulla di preoccupante, ma resta il fatto che appare assurdo che una donna di 76 anni debba attendere quasi tre ore prima di essere sottoposta a visita e venga lasciata dormire, per così dire, su di una sedia a rotelle.
Alla fine della fiera, nonostante la professionalità dimostrata dai medici che l’hanno visitata e le scuse presentate dalla dottoressa del Pronto Soccorso, non rimane che sottolineare come quanto accaduto sia la conseguenza, facilmente immaginabile, della chiusura degli ospedali come quello di Nardò che servivano un’utenza, soprattutto nel periodo estivo di circa 100.000 persone, che fanno letteralmente scoppiare i nosocomi rimasti aperti.

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