mercoledì , 28 Ottobre 2020

Rocco Luci: il suo punto di vista sulla riconversione della nostra struttura ospedaliera

Ho letto con molta attenzione i vari interventi che si sono susseguiti sui mezzi di informazione relativi alla firma del protocollo d’intesa tra Amministrazione Comunale, Asl e Regione Puglia per la riconversione della nostra struttura ospedaliera.

Ho letto con molta attenzione i vari interventi che si sono susseguiti sui mezzi di informazione relativi alla firma del protocollo d’intesa tra Amministrazione Comunale, Asl e Regione Puglia per la riconversione della nostra struttura ospedaliera.

Da operatore della sanità che ha vissuto gli ultimi 25 anni in questa struttura, nonché da                  amministratore comunale “pro tempore” penso di dover esplicitare il mio punto di vista a beneficio di tutti ed in  primo luogo per fare un po di chiarezza.

A mio avviso, la “questione ospedale” è molto complessa mentre, purtroppo,  la vedo affrontata in maniera molto semplicistica,  oggetto di scontro politico fra fazioni che si alternano accusandosi a vicenda e rimbalzandosi le responsabilità.

Vivendola dall’interno, la vicenda appare diversa. Abbiamo assistito, a partire dai primi anni 90,   ad un progressivo depauperamento della struttura  nonostante le  grida di allarme di noi operatori sanitari che purtroppo non hanno trovato risposta.

 

Oggi risulta facile attribuire la responsabilità al governatore Vendola ed all‘amministrazione comunale poiché sono gli ultimi a dover gestire una situazione che trova la sua origine nel tempo.

Un attento esame di coscienza dovrebbe indurre  a  parecchi “mea culpa”  in chi, politici regionali e provinciali, amministratori locali di varia provenienza, operatori sanitari hanno gestito negli anni la sanità sul territorio, ma anche cittadini che  (spesso consigliati dai propri medici di famiglia) si sono fatti attrarre dagli  specchietti per le allodole   delle strutture sanitarie dei paesi vicini quando ancora la nostra struttura era completa ed efficiente.

Nel tempo l’ospedale di Nardo’, depauperato della divisione di Ostetricia e Ginecologia, accorpato all’ospedale di Copertino, declassato nelle sue unità di chirurgia ed ortopedia, ridimensionato nel numero di posti letto (anno 2004 !!), è diventato l’anello debole della catena per cui era inevitabile che al primo strappo sarebbe stato il primo a cedere.

 

Non bisogna poi dimenticare quante cose sono cambiate nel mondo della sanità  in questi anni, cambiamenti dettati da fattori economici ma anche culturali.

Il sistema precedente che vedeva una diffusione sul territorio di piccoli/medi ospedali oggi non regge più in quanto insostenibile economicamente ma anche poco “produttivo” non riuscendo esso a dare risposte complete alle esigenze di salute dei cittadini, con  conseguenti continui viaggi della speranza fuori regione ed ulteriore aggravio delle spese sanitarie.

Da qui la necessità di riformulare l’organizzazione sanitaria sul territorio creando delle strutture attrezzate per dare risposte a 360 gradi ed incrementando i servizi territoriali in maniera tale da ridurre sempre di più la necessità dei cittadini di  ricorrere all’ospedale per vedere esaudite le loro richieste di salute.

La città di Nardo’, per la sua storia e per la sua densità abitativa, benchè abbia  pieno diritto per essere annoverata  fra quelle sedi di un ospedale attrezzato e completo,  non si è trovata pronta all’appuntamento cruciale nel quale si sono decise le sorti delle varie strutture. E’ su questo punto che   bisognerebbe aprire una  seria discussione di approfondimento e chiedersi il perché tutto cio’ è avvenutotralasciando ogni forma di livore che purtroppo traspare nei vari interventi che leggiamo in questi giorni.

 

Con cio’ non voglio ridimensionare le responsabilità del governo regionale attuale riguardo a frequenti disservizi  la cui causa è da ricercare  nel fatto di avere voluto (dovuto) accelerare i tempi di chiusura delle strutture ospedaliere dettati dalla necessità impellente del piano di rientro senza procedere prima, o quanto meno in maniera contestuale, alla riorganizzazione ed al potenziamento dei servizi territoriali.

 

La polemica sulla firma del protocollo d’intesa è a mio avviso pretestuosa. Da cittadino di Nardo’ e da amministratore penso  sia necessario guardare avanti e attivarsi affinchè quanto previsto nel protocollo venga attivato al più presto onde smentire quanti ribadiscono che in esso non vi è nulla di nuovo rispetto a quanto era già presente nel poliambulatorio di piazza Croce Rossa.

Da operatore della sanità che in 25 anni di attività né ha viste di belle e di brutte penso che  di fronte  all’offerta di un poliambulatorio ben attrezzato e funzionante in cui i pazienti possano seguire dei percorsi diagnostico-terapeutici inte
grati senza grosse lungaggini burocratiche cui oggi sono soggetti quando devono sottoporsi a più visite specialistiche, di fronte alla possibilità di un incremento dell’assistenza domiciliare per i malati cronici, di fronte all’ampliamento dell’offerta sanitaria con la presenza di nuovi ambulatori, preferisco un buon poliambulatorio ad un ospedale mediocre (quale era diventato il nostro  negli ultimi tempi) che poteva ospitare pazienti con scarsa criticità e che di fatto generava di frequente ricoveri impropri.

Il Servizio di Emergenza-Urgenza del 118, di cui è previsto il potenziamento, provvederà ad intervenire nei casi di urgenza e trasporterà i pazienti nella sede più idonea alla risoluzione del loro problema senza inutili perdite di tempo che hanno generato in passato rischi per la vita dei pazienti.

 

L’innalzamento dell’età media, l’incremento delle patologie croniche degenerative, le famiglie che hanno difficoltà a prendersi carico degli anziani, sono tutti fattori che generano maggiori richieste di assistenza che è impensabile possa essere erogata dalle strutture ospedaliere per cui sarà sempre maggiore la necessità di fornire servizi qualificati sul territorio.

A riguardo invito gli scettici a documentarsi su come stia già ben  funzionando il servizio di Diabetologia che usufruisce già del supporto del neurologo, dell’oculista e  dell’endocrinologo ed il Centro per la valutazione della malattia di Alzheimer ( centro UVA)  dove vengono gestite in proprio gli accertamenti complementari necessari per il controllo della malattia, il centro per la sorveglianza dei malati in trattamento anticoagulante orale  e come potrà ben funzionare il Punto di Primo Intervento nel momento in cui potrà usufruire dei vari specialisti per la consulenze.

Già oggi questi ambulatori sono frequentati da utenti provenienti da tutto il distretto sanitario (che comprende Copertino, Leverano, Veglie, Galatone oltre a Nardo’) e da cittadini provenienti da paesi fuori distretto visto l’apprezzamento per il servizio svolto. Essi rappresentano l’esempio virtuoso di come  potrà essere la futura offerta sanitaria nel nostro territorio.

 

L’invito che mi sento di rivolgere, ai responsabili delle organizzazioni politiche, delle associazioni attive sul territorio, agli operatori della sanità ed ai cittadini è di lasciare da parte ogni forma di astio per cercare di percorrere una strada comune che ci porti ad alleviare le sofferenze, fisiche e psicologiche dei nostri concittadini, evitando di fare controinformazione generatrice di confusione,cercando invece di dare le giuste informazioni su quella che è la reale offerta sanitaria della nostra struttura e di attivarci, nei ruoli e nelle competenze che ognuno di noi svolge nella società, affinchéquanto oggi  siglato nell’accordo, si trasformi in realtà nel più breve tempo possibile.

 

Rocco Luci

Medico Ospedaliero

Consigliere Comunale Partito Democratico

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