giovedì , 22 Ottobre 2020

Sito alternativo per il depuratore di Porto Cesareo: si potrebbe fare…

Individuare un nuova localizzazione per un depuratore a servizio della Comunità di Porto Cesareo, a nostro avviso, si può.

È difficile, infatti, credere che nel 2013 non si riesca a trovare una soluzione tecnica che eviti il collettamento dei reflui di Porto Cesareo nel mare di Nardò, con tutte le criticità ambientali che tale scelta comporta.

Individuare un nuova localizzazione per un depuratore a servizio della Comunità di Porto Cesareo, a nostro avviso, si può.

È difficile, infatti, credere che nel 2013 non si riesca a trovare una soluzione tecnica che eviti il collettamento dei reflui di Porto Cesareo nel mare di Nardò, con tutte le criticità ambientali che tale scelta comporta.

Questo a meno che non si voglia a tutti i costi dare corso al progetto redatto dall’AQP nonostante le “bocciature” tecnico – giuridiche che questo, a nostro avviso, si porta dietro (tra tutte, la concentrazione degli scarichi di due località turistiche – quali appunto Nardò e Porto Cesareo – che, come affermato dallo stesso assessore Barbanente, rappresenta sicuramente un problema per la salute in quanto non può esservi efficienza depurativa degli impianti tradizionali quando gli scarichi sono variabili come nei centri turistici).

Nei giorni scorsi tutti abbiamo letto che il Presidente Vendola, con riferimento alla questione di cui parliamo, ha dichiarato che i Comuni di Nardò e Porto Cesareo debbono trovare una soluzione al problema del recapito finale dei reflui cesarini considerato che il mare di Porto Cesareo è interessato dai vincoli dell’Area Marina Protetta. Questo, però, è un falso problema.

In merito alla questione, infatti, è bene ricordare che, quando sui tavoli del Ministero si discuteva dell’ampliamento dell’AMP al mare di Portoselvaggio, è emerso chiaramente che non avrebbe costituito alcun problema la circostanza che l’attuale scarico del depuratore di Nardò (che si trova proprio ai limiti dell’AMP, quindi già attualmente con dirette conseguenza sulla stessa) si sarebbe venuto a trovare all’interno della nuova perimetrazione.

Analogo discorso, quindi, vale per un eventuale scarico del depuratore di Porto Cesareo nell’Area Marina Protetta, naturalmente purché lo stesso non avvenga non in zona “A”.

Ecco perché insistiamo, e insisteremo fino alla noia, per una soluzione che individui un sito diverso del depuratore di Porto Cesareo (ricordiamo, tra l’altro, che su quello esistente pende una sentenza del TAR Lecce che stabilisce come non potrebbe essere allocato nella zona interessata).

Da profani, e per smuovere le acque, abbiamo tentato di individuare una nuova area dove allocare il depuratore di Porto Cesareo (che dovrebbe essere realizzato, così come quello di Nardò adeguato, con la stessa tecnologia di quello di Fasano che depura i reflui in tabella IV con la possibilità, quindi, di utilizzarli in larga parte per usi irrigui attraverso la rete idrica del Consorzio di Bonifica e comunque, scaricando in mare acque sicuramente più affinate) con un recapito finale dei reflui a mare che non interessi la zona “A” di massima tutela.

Abbiamo riportato il tutto su cartografia per rendere più comprensibile la questione.

Resta fermo il fatto che questo, come detto, rappresenta un lavoro da profani che vuole più che altro rappresentare uno stimolo per chi, queste soluzioni, dovrebbe impegnarsi a ricercale per competenza, ma che non ci sembra lo stia facendo con interesse. In proposito ci piacerebbe essere smentiti, per il bene del mare di Nardò e Porto Cesareo.

 

Mino Natalizio

Consigliere di Amministrazione AMP

 

 

 

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