giovedì , 29 Ottobre 2020

Mi dispiace non essere d’accordo con la redazione di Portadimare…

Sull’utilità delle Province, il mio modesto e personale pensiero, è confortato da 44 eminentissime figure di costituzionalisti i quali hanno indirizzato alle commissioni Affari costituzionali e ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, una lettera di contrarietà alla riforma Delrio. La riforma Delrio ( ddl )prevede che le nuove Province saranno guidate da organismi non eletti .  Ciò prevederebbe un risparmio di un miliardo di euro in due anni. La proposta Delrio ha ricevuto il no dell’UPI ed il ni delle Regioni.

Sull’utilità delle Province, il mio modesto e personale pensiero, è confortato da 44 eminentissime figure di costituzionalisti i quali hanno indirizzato alle commissioni Affari costituzionali e ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, una lettera di contrarietà alla riforma Delrio. La riforma Delrio ( ddl )prevede che le nuove Province saranno guidate da organismi non eletti .  Ciò prevederebbe un risparmio di un miliardo di euro in due anni. La proposta Delrio ha ricevuto il no dell’UPI ed il ni delle Regioni. Secondo i 44 giuristi il no attiene al metodo e non al merito. Già l’abolizione decretata dal governo Monti fu di fatto bocciata dalla Corte Costituzionale che decretò che non si può metter mano a modifiche della Costituzione tramite legge ordinaria. Non è possibile con legge ordinaria sopprimere le funzioni di Area vasta delle Province ed attribuirle a Regioni e Comuni, né è possibile trasformare gli organi di governo elettivi, né è possibile rivedere con una legge generale gli ambiti territoriali di tutte le Province. In conclusione, gli enti locali, Province prima e Comuni dopo vanno riformati, ma è necessario tracciare una linea di riforma delle autonomie locali condivisa ed efficace, con un approccio coerente e di sistema, senza strappi e senza operazioni di pura immagine ,  destinate a produrre danni profondi e duraturi sulla nostra democrazia locale. Della serie, caro ministro Delrio, gli esorbitanti costi della politica si registrano e ruotano tutti attorno alle poltrone nazionali e regionali; basti pensare al diritto di pensione dopo 5 anni di mandato di un deputato, di un senatore, o di un amministratore regionale.

 

Il Consigliere provinciale

Giovanni Siciliano   

 

 

 

 

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