martedì , 29 Settembre 2020

L' UdS sull'8 Marzo

È arrivato anche quest’anno, come dal 1909 a questa parte,l’8 marzo in cui non si commemora nessuna presunta tragedia in inesistenti fabbriche a New York (se di una tragedia si deve proprio parlare, questa è avvenuta in un giorno diverso dove persero la vita anche degli uomini).

La giornata, infatti, affonda le sue radici nei movimenti socialisti in America e in Russia, nelle marce delle donne che rivendicano la fine della guerra, nelle manifestazioni represse dalle autorità e nel diritto di voto concesso anche alle donne. Sarà la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste a decretare l’8 Marzo Giornata Internazionale dell’Operaia.
Nessuna mimosa in questa giornata, nessun augurio, nessuna festa, perché le donne non sono oggetti da difendere e tutelare, non sono deboli e nemmeno fragili.
Oggi, il nostro pensiero va a tutte le donne, prostitute, transessuali, lesbiche, femministe, sfruttate, badanti costrette a prestazioni sessuali, le donne violentate, le donne infibulate, lavoratrici, rivoluzionarie, mamme, ribelli, intellettuali. Tutte…

È arrivato anche quest’anno, come dal 1909 a questa parte,l’8 marzo in cui non si commemora nessuna presunta tragedia in inesistenti fabbriche a New York (se di una tragedia si deve proprio parlare, questa è avvenuta in un giorno diverso dove persero la vita anche degli uomini).
La giornata, infatti, affonda le sue radici nei movimenti socialisti in America e in Russia, nelle marce delle donne che rivendicano la fine della guerra, nelle manifestazioni represse dalle autorità e nel diritto di voto concesso anche alle donne. Sarà la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste a decretare l’8 Marzo Giornata Internazionale dell’Operaia.
Nessuna mimosa in questa giornata, nessun augurio, nessuna festa, perché le donne non sono oggetti da difendere e tutelare, non sono deboli e nemmeno fragili.
Oggi, il nostro pensiero va a tutte le donne, prostitute, transessuali, lesbiche, femministe, sfruttate, badanti costrette a prestazioni sessuali, le donne violentate, le donne infibulate, lavoratrici, rivoluzionarie, mamme, ribelli, intellettuali. Tutte.

Troppe violenze, troppi abusi, troppo moralismo, troppa discriminazione. Non vogliamo tutelare le donne, vogliamo che esse abbiano la possibilità di autodeterminarsi, di emanciparsi, di decidere del proprio corpo e della propria vita. Non vogliamo le quote rosa. Vogliamo che ogni donna sia assunta al lavoro o che ogni donna possa entrare in politica per le sue qualità, non per fare numero. Vogliamo che ci possa essere un governo di sole donne, di soli uomini, o misto, senza che si crei ogni volta una discussione su questo. Vogliamo che la pillola del giorno dopo non sia considerata abortiva e che quindi nessun medico possa obiettare sulla sua prescrizione. A tantissime donne infatti, viene negata ogni giorno la propria libertà d’espressione. Un esempio recente: il 4 marzo scorso, un centinaio di persone della rete “iodecido” hanno occupato la sede dell’Ordine dei Medici di via Cola di Rienzo a Roma. Esigevano l’accesso libero all’aborto, la reperibilità 24 ore su 24 in ogni territorio della pillola del giorno dopo, l’autonomia decisionale per tutto il percorso di nascita e la depenalizzazione delle condizioni dei soggetti trans, in opposizione alle decisioni arbitrarie dei medici su neonati intersex e alla violenza ostetrica. In seguito alla protesta è stato esplicitamente chiesto un tavolo di discussione riguardo l’obiezione di coscienza, rifiutato duramente dall’Ordine dei Medici che in tutta risposta ha richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine per porre fine alla protesta (tu chiamala, se vuoi, democrazia). Tristemente il tema dell’aborto ha visto in Europa una forte regressione, calza a pennello, ad esempio, la proposta di legge del ministro della salute spagnolo Gallardòn, che nega alle donne quest’opportunità se non in casi di stupro o di grave pericolo per la salute. Così anche in Irlanda, a Malta e in tanti altri paesi, dove il divieto d’aborto è inserito nelle Costituzioni. Nonostante in Italia l’aborto sia formalmente riconosciuto dalla legge, questa pratica non trova purtroppo una concreta attuazione. Numerosi sono infatti, i definanziamenti ai consultori pubblici che, secondo una recente relazione del Ministero della Salute, risultano essere ormai in numero minore di 1 per ogni 20000 abitanti, soprattutto nel meridione, dove è quasi impossibile accedere ai servizi d’interruzione di gravidanza. Tutto questo è deplorevole per le tante donne che ogni giorno vengono discriminate perché considerate deboli e superficiali, viste all’occhio della società in primis come macchine sforna-figli e non come cittadine. Per questo, ieri, abbiamo distribuito ad ogni donna prezzemolo e non mimose. Il prezzemolo infatti era un metodo utilizzato dalle donne per l’aborto clandestino. Non vogliamo tornare al prezzemolo, ma non vogliamo nemmeno le mimose. Vogliamo poter decidere dei nostri corpi, vogliamo poter decidere della nostra vita. Non vogliamo una festa delle donne. Vogliamo una festa di tutti, dove il rispetto, la dignità e la propria autodeterminazione siano sempre assicurati, indipendentemente dal sesso e da qualsiasi altra “variabile”.

 

 

 

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