sabato , 26 Settembre 2020

Luigi Mazzei su abolizione Province

Non è certo tagliando le Province che si risparmia sui costi della politica. E dove non arrivano a certificare questa verità le parole della Corte dei Conti o quelle proferite dalprofessor Pierluigi Portaluri nella sua relazione d’apertura all’assemblea dell’Unione delle Province Italiane, può e deve arrivare il buonsenso.

Non è nella periferia dei piccoli comuni né in quella delle province, che hanno rappresentato il volano dello sviluppo dei territori, che si annidano gli sprechi e gli sperperi della politica. Anzi, tutt’altro. Lì alberga il sacrificio, l’impegno, la dedizione disinteressata al bene comune. Le parole in libertà contro i consiglieri provinciali espresse da membri del nuovo esecutivo e dell’attuale maggioranza parlamentare sono prive di verità storica perché si tratta di uomini e donne che si spendono nelle loro città e nei loro paesi in qualità di autentiche sentinelle dei cittadini, spesso fungendo da ammortizzatori istituzionali se non sociali. Si badi bene, tutti consiglieri eletti grazie al voto di preferenza degli elettori e non certamente nominati da qualcuno o entrati a palazzo con qualche manovra.

Non è certo tagliando le Province che si risparmia sui costi della politica. E dove non arrivano a certificare questa verità le parole della Corte dei Conti o quelle proferite dalprofessor Pierluigi Portaluri nella sua relazione d’apertura all’assemblea dell’Unione delle Province Italiane, può e deve arrivare il buonsenso.

Non è nella periferia dei piccoli comuni né in quella delle province, che hanno rappresentato il volano dello sviluppo dei territori, che si annidano gli sprechi e gli sperperi della politica. Anzi, tutt’altro. Lì alberga il sacrificio, l’impegno, la dedizione disinteressata al bene comune. Le parole in libertà contro i consiglieri provinciali espresse da membri del nuovo esecutivo e dell’attuale maggioranza parlamentare sono prive di verità storica perché si tratta di uomini e donne che si spendono nelle loro città e nei loro paesi in qualità di autentiche sentinelle dei cittadini, spesso fungendo da ammortizzatori istituzionali se non sociali. Si badi bene, tutti consiglieri eletti grazie al voto di preferenza degli elettori e non certamente nominati da qualcuno o entrati a palazzo con qualche manovra.

Ma in tempi in cui bisogna sempre superare il populismo di qualcun altro, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha pensato bene di mettere la freccia del sorpasso sulla corsia dei provvedimenti ad effetto, ossia di quei provvedimenti-spot che riempiono le pagine dei giornali ma non portano alcun beneficio al territorio. Anzi, se proprio dobbiamo essere attenti valutatori del cosiddetto «Decreto Del Rio», appare quanto mai evidente che ci si trovi di fronte ad un Robin Hood istituzionale al contrario, ad un provvedimento che nel momento stesso in cui cancella con tratto di  penna le province piccole va a corroborare ed irrobustire quelle grandi chiamandole con il nuovo nome di «città metropolitane», come per la sua Firenze. E che queste nuove province sotto mentite spoglie siano tutte governate dalla sinistra è solo un caso.

Per il Salento poi la sciagura è doppia. Non solo verrebbe meno un ente che i cittadini sentono come un riferimento quotidiano per le proprie iniziative e per le proprie azioni ma si amplificherebbe il baricentrismo di cui il nostro territorio è vittima e che nella Provincia di Lecce ha avuto fino ad ora una diga che rischia di essere spazzata via in un soffio. Il Salento è un territorio esteso, articolato, complesso: la sparizione della sua Provincia lo impoverirà poiché lo priverà di quella rappresentatività politica e sociale che è necessaria. Né, come detto, funziona sollevare la leva della tanto sbandierata spending review: il passaggio dei dipendenti ad altri enti istituzionali non comporterà, invece, come tutti sappiamo costi ulteriori?

Il vero problema è che con la scomparsa delle Province salta quel necessario anello di congiunzione tra Comuni e Regioni e saltando quell’anello, spezzandosi quella catena il salto istituzionale che si compie è un salto nel vuoto. Si rompe in buona sostanza il principio europeo, fatto proprio dai nostri ordinamenti giuridici, della sussidiarietà verticale. La mancanza di questo contatto con il territorio è, infine, come molti acutamente sottolineano una palese violazione della Carta Europea delle Autonomie Locali. Non possono esistere organismi istituzionali rappresentativi, come saranno le Province del futuro senza il suffragio universale dei loro rappresentanti, a meno che non si facciano modifiche costituzionali per le quali questo governo che va avanti con annunci, post e cinguettii non ha la forza.

 

Luigi Mazzei

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