lunedì , 1 Marzo 2021

Strepitoso! Una neritina vince un importante premio

Far convergere la luce solare (i “raggi”) per sfruttarla meglio: a questo servono gli impianti fotovoltaici a concentrazione, noti con l’acronimo “CPV” (in inglese: Concentrated PhotoVoltaics). Se ne parla come della nuova frontiera dell’energia solare, perché sono in grado di incrementare significativamente l’efficienza delle celle fotovoltaiche.

Far convergere la luce solare (i “raggi”) per sfruttarla meglio: a questo servono gli impianti fotovoltaici a concentrazione, noti con l’acronimo “CPV” (in inglese: Concentrated PhotoVoltaics). Se ne parla come della nuova frontiera dell’energia solare, perché sono in grado di incrementare significativamente l’efficienza delle celle fotovoltaiche.
Non è certo un’idea nuova: ci aveva già pensato il siracusano Archimede, il geniale inventore e scienziato che visse nel III Sec. a.C. Quando il tiranno Gerone II gli chiese di costruire macchine belliche in grado di difendere la sua città dalla minaccia romana, secondo la leggenda lui costruì degli specchi capaci di concentrare la luce del sole e di incendiare a distanza le navi nemiche. La guerra finì male, Archimede fu ucciso e Siracusa conquistata, ma i suoi meravigliosi “specchi ustori” entrarono nella storia. Oggi la tattica bellica non prevede più gli assedi, ma il concetto applicato allora ritorna di moda.
L’ha capito l’astronoma neritina Alessandra Giannuzzi, borsista dell’Istituto Nazionale di Astro-Fisica (INAF). La giovane studiosa ha applicato agli specchi fotovoltaici la stessa tecnica che usano gli astronomi per realizzare specchi in grado di concentrare la flebile luce delle stelle al fine di osservarle meglio.
La neodottorata Giannuzzi ha vinto con la sua tesi la terza edizione del premio nazionale “Gino Bortollon”, bandito da Etra Spa – società veneta di servizi ambientali della quale Bortollon era un dipendente morto sul lavoro in un incidente nel 2010 – per i migliori lavori di ricerca nell’ambito della tutela ambientale. Il titolo della tesi, “Enhancing efficiency of solar concentrators by controlled optical aberrations” (Migliorare l’efficienza dei concentratori solari da aberrazioni ottiche controllate) ne spiega l’obiettivo. Quello di migliorare le prestazioni dei sistemi a concentrazione solare per la produzione di energia utilizzando le più avanzate tecniche ottiche, quelle che vengono solitamente utilizzate per costruire i telescopi astronomici. L’idea che ha mosso la ricercatrice – lo ha dichiarato in un’intervista pubblicata dal sito dell’INAF stesso – “era quella di poter utilizzare i concetti che stanno alla base delle ottiche attive e adattive, come la deformazione controllata, trasferendoli alle ottiche per concentratori solari”.
Il tipo di concentratore di luce solare utilizzato è del tipo “dense array”, diffuso soprattutto nei deserti australiani o californiani, dove la radiazione solare è intensissima. Poter controllare la deformazione degli specchi permette di rendere uniforme la luce: è quello che serve, perché il convertitore fotovoltaico è costituito da una serie di celle solari funzionano con alta efficienza soltanto se sono illuminate tutte con la stessa intensità. Lo studio condotto da Alessandra Giannuzzi ha già portato al deposito di una domanda di brevetto a doppia firma: quella dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e quella dell’Università di Bologna, l’ateneo più antico del mondo. Non è quindi un caso che si parli anche (e ancora) di Archimede…

Fonte Rainews

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