mercoledì , 25 Novembre 2020

La dinamica dell'incidente. La vita e la morte di Giuseppe Caggia

La moto ed il mare. Queste, a detta degli amici, le due principali passioni di Giuseppe Caggia, l’uomo di Galatina, che ha perso la vita nella serata di ieri in un tragico incidente.
La moto prestata da un amico, una BMW di grossa cilindrata, e la decisione di fare un giro verso Nardò.

La moto ed il mare. Queste, a detta degli amici, le due principali passioni di Giuseppe Caggia, l’uomo di Galatina, che ha perso la vita nella serata di ieri in un tragico incidente.
La moto prestata da un amico, una BMW di grossa cilindrata, e la decisione di fare un giro verso Nardò.
L’asfalto reso viscido dalla pioggia, assieme ad un misto di foglie e fango, hanno sicuramente contribuito alla morte del centauro.
Secondo alcune testimonianze, pare che Caggia stesse viaggiando in direzione Nardò quando, dopo aver effettuato un sorpasso, avrebbe perso il controllo del mezzo. L’uomo avrebbe tentato in tutti i modi di riprenderne il controllo, circostanza che avrebbe contribuito non poco al suo decesso. Se si fosse lasciato scivolare, infatti, con ogni probabilità avrebbe evitato l’impatto contro il muro di una villa signorile che si trova sulla via che da S. Caterina conduce a Nardò. 
Il centauro dopo l’urto sarebbe stato schiacciato dalla stessa BMW, perdendo la vita sul colpo.
Un maledetto lenzuolo verde ha ricoperto il corpo di Caggia per ore, fino a quando il Magistrato non ne ha disposto la rimozione ed il trasferimento presso l’ospedale di Nardò.
Dolore e sgomento tra i tanti parenti ed amici accorsi sul posto. Gentile, sorridente ed amante della vita. Così lo descrivevano ieri coloro che lo conoscevano.
Un’altra vita spezzata in una stagione, l’estate, che da sempre è “portatrice” di tragici incidenti.
Nota a margine da chi vi scrive: quando ci si trova in certe situazioni è difficile compiere il proprio “dovere”, soprattutto per chi, come il sottoscritto, lo fa per passione. Ma siamo qui per questo. Siamo qui anche per voi. Assistere inermi alla fine di una vita è qualcosa che ti rimane dentro, che non ti abbandona mai.
Ciao Giuseppe.
Roberto De Pace

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