venerdì , 10 Luglio 2020

Oltre Manica: i Poppies

100 anni fa, quando un soldato partiva in guerra non riceveva decine di messaggi su whatsapp da familiari e amici del tipo…sei arrivato?…stai mangiando?…che turno fai oggi? ne’ tantomeno poteva farsi dei selfie e postarli su facebook, non poteva postare i suoi stati d’animo, le sue paure e tutto cio’ che puo’ passare per la testa ad una persona che mette in gioco la sua vita ogni minuto. Si, alcuni di loro avevano il tempo di scrivere su un diario, bellissimo, romantico, prezioso; ma chissa’ quanti di quei diari e note personali saranno andate distrutte insieme all’autore e chissa’ quanti non erano in grado di mettere in parole quanto di GRANDE stavano vivendo.

 

100 anni fa, quando un soldato partiva in guerra non riceveva decine di messaggi su whatsapp da familiari e amici del tipo…sei arrivato?…stai mangiando?…che turno fai oggi? ne’ tantomeno poteva farsi dei selfie e postarli su facebook, non poteva postare i suoi stati d’animo, le sue paure e tutto cio’ che puo’ passare per la testa ad una persona che mette in gioco la sua vita ogni minuto. Si, alcuni di loro avevano il tempo di scrivere su un diario, bellissimo, romantico, prezioso; ma chissa’ quanti di quei diari e note personali saranno andate distrutte insieme all’autore e chissa’ quanti non erano in grado di mettere in parole quanto di GRANDE stavano vivendo.

E’ dura immaginare solamente cosa passasse per la testa a tutti questi ragazzi che PER LA LORO PATRIA riuscivano ad affogare la paura di affrontare la guerra, la morte, il dolore e lo strazio di veder morire tanti amici con cui pochi minuti prima ci si confidava.

100 anni fa, questi ragazzi non solo affrontavano tutto questo, non solo affrontavano la paura di non poter rivedere piu’ i propri amati, ma penso spesso a quanto poteva fargli male pensare che nessuno avrebbe saputo chi erano, cosa pensavano, come si chiamavano.

100 anni fa, questi ragazzi, non avrebbero mai creduto che la loro Patria, proprio quella per cui in quel momento stavano saltando in aria, non si sarebbe ricordata di loro, dei loro nomi e della loro scelta di sacrificarsi.

Lo so, e’ un po’ pesante come introduzione, ma arrivo al dunque.

In tutti questi anni che ormai vado e vengo dall’inghilterra, questa e’ una di quelle cose per cui provo invidia profonda (ce ne sono tante a dire il vero…). Per un periodo che dura almeno un mese ogni anno, tantissime persone le vedi esporre sul loro petto, sulla loro giacca o sulla loro macchina il famoso poppy. Calciatori, muratori, testate giornalistiche, presentatori in tv, ect ect.

E’ un papavero rosso di plastica, li trovi ovunque. stazioni, negozi, bar, ristoranti, ect. Lo prendi, lo indossi e lasci un’offerta in una sorta di salvadanaio accanto. E’ una Charity nazionale che lo gestisce.

I fondi vengono destinati in modo diverso alle famiglie dei Legionari che hanno perso la vita nelle guerre, a quelli rimasti invalidi o con problemi psicologici, a tutti coloro che pagano ogni giorno il sacrificio fatto per la loro nazione.

Non mi voglio soffermare su come e perche’ vengono gestiti questi fondi, non mi voglio dilungare a parlare del significato della guerra, ne tanto meno parlare di chi ha deciso di rischiare la sua vita facendo il soldato come professione. ci sarebbe troppo da parlare e tante sfumature opinabili.

Io voglio scrivere e trasmettere dell’orgoglio con cui a distanza di 100 anni in questa Nazione persone di qualsiasi estrazione sociale, di qualsiasi eta’ INDOSSANO il POPPY (papavero)!

E’ una di quelle cose che crea coesione in un popolo. Lo senti, lo respiri. E’ come se ad un tratto gli inglesi camminassero tutti a testa alta e petto in fuori. Un modo di fare che accomuna tutte le idee, non ci sono dibattiti politici o schieramenti, c’e’ solo LA VOGLIA DI ORGOGLIOSAMENTE RICORDARE CHI SI E’ SACRIFICATO PER LA LORO PATRIA!!!

Sono almeno due settimane che parlo e chiedo in giro, proprio perche’ volevo parlarne qui sul blog. Mi affascina da quando sono arrivato qui nel 1996 la prima volta. Sicuramente, come dice un amico italiano qui a Londra (Maurizio), alcuni di loro lo fanno solo per immagine o per moda. Ma porca vacca dico io, di mode stupide e negative ce ne sono tantissime, se anche alcuni lo facessero per moda benvenga, crea comunque positivita’, crea ORGOGLIO NAZIONALE, crea un importante metro di paragone tra le nostre paure di oggi e quelle di chi ieri andava cosciente a morire per la nostra liberta’!

Possiamo permettere che la memoria di questi angeli scompaia? Possiamo permettere che in Italia ci sia solo la solita immagine al telegiornale del Presidente della Repubblica che posa la corona di alloro sul monumento ai caduti?

L’unico orgoglio di nazione e di patria che io ricordi e che dura un mese, se le cose vanno bene, sono i mondiali di calcio.

Metto in preventivo che il mio vissuto non rappresenta quello dell’intero popolo italiano, ma ripeto, manifestazioni di orgoglio nazionale non ne vedo, anzi… qualche giorno fa su un gruppo di italiani a londra un tipo postava: devo fare un colloquio di lavoro qui a Londra e vorrei sapere cosa ne pensate se mi metto uno di quei poppies per fare bella figura?…. volevo commentare….ho evitato, di italiani in gamba ce ne sono e sono la maggior parte!

Quest’anno qui a Londra poi si sono superati. Per il centenario della Prima guerra mondiale, 888.246 poppies di ceramica sono stati esposti in maniera magnifica intorno alla Torre di Londra, a rappresentare il fiume di sangue delle vite britanniche perse nella prima guerra mondiale, ogni singolo “papavero” rappresenta una di quelle 888246 persone che guardano sicuramente felici da lassu’ tutte le migliaia di persone che, oltre a farmi fare tardi in metropolitana ogni giorno, vengono da tutte le parti dell’inghilterra a visitare questa opera d’arte, che e’ una delizia per gli occhi e un toccasana per il cuore. Tra pochi giorni ognuno di quei papaveri sara’ spedito alle persone che hanno fatto a gara per aggiudicarsene uno ed esporlo in casa per sempre.

Un genitore che spiega al proprio figlio cosa rappresenta quel prato rosso di poppies in un giorno felice come puo’ essere una gita nel week end alla Torre di Londra,STA CONSEGNANDO al figlio tutto cio’ che quel soldato 100 anni fa SENZA SELFIE, SENZA MESSAGGI E SENZA “MI PIACE” andava a perdere per sempre…

per citare il grande Alessandro De Nanni,

Buon Domani

Francois Fracella

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