lunedì , 28 Settembre 2020

A Cannole una comunità in cerca di soluzioni

Oltre trecento persone erano presenti ieri sera presso i locali della Pro – Loco Cerceto di Cannole, sede  storica del comitato “Festa della Municeddha” che ha reso famoso questo Comune oltre i confini regionali.

Oltre trecento persone erano presenti ieri sera presso i locali della Pro – Loco Cerceto di Cannole, sede  storica del comitato “Festa della Municeddha” che ha reso famoso questo Comune oltre i confini regionali.

Oggi Cannole è la Città delle Lumache per eccellenza, una sorta di marchio conquistato con il sacrificio di una comunità laboriosa che guarda con attenzione ai problemi ambientali e alla drammatica situazione che sta vivendo il Salento a causa del disseccamento dei nostri olivi.

Riporto le parti salienti del mio intervento.

Le gravi responsabilità politiche ci hanno portato ad una emergenza socio-economica e politica di difficile controllo, dove incertezza e confusione acuiscono le problematiche di campo. Adesso la classe politica si è finalmente svegliata da questa letargia e, meglio tardi che mai, si dichiara pronta ad affrontare il problema. Il complesso del disseccamento rapido dell’olivo richiede una lotta comune senza bandiere, retaggi politici ed ideologici. Occorre coinvolgere tutti gli attori del territorio che sinergicamente devono offrire il proprio contributo. Non può essere delegata a pochi una problematica così complessa che riguarda tutti, dai produttori, ai trasformatori fino alle aziende indirettamente collegate al settore primario. Ricordiamo che il paesaggio è frutto della comunità che lo ha “costruito” nel tempo, un percorso di culture e tradizioni che trovano nell’olivo la narrazione di un popolo. 

E’ inutile, oggi, fare la corsa ad una cicalina polifaga, quindi ubiquitaria, definita dalla stessa DG (SANCO) nell’audit del febbraio 2014 come “autostoppista” (a pag. 7 del documento ufficiale così è scritto: “La cicalina possiede scarse abilità di volo, ma è un ottimo insetto “autostoppista” ed è stata rinvenuta in molti veicoli di trasmissione”.

E’ di questi giorni la notizia di presunti focolai ad Oria (Br) dove si parla di 4000 piante infette. Ciò stravolgerà l’attuale fascia di eradicazione che da 1 km verrà portata a 15 km. Il trattamento con gli insetticidi sarà dannoso alla salute pubblica benchè inutile.

Lo diciamo ormai da tempo. E’ impensabile trattare chimicamente 95.000 ettari di superficie olivetata senza valutare i fattori cumulativi e l’impatto ambientale che sarebbero devastanti per l’uomo e gli ecosistemi. 

La storia dell’epidemia da Xylella nel mondo ci ha già dimostrato i fallimenti di questo tipo di strategia.

In questa fase occorre procedere con molta cautela anche da parte dei tecnici del servizio fitosanitario regionale e dei centri di ricerca, che hanno una responsabilità molto importante e da cui dipende il futuro di un intero territorio. Sono dell’opinione che occorra allargare a tutte le latitudini la ricerca regionale coinvolgendo le migliori risorse mondiali e, soprattutto, destinare  fondi alla ricerca e all’utilizzo di strumentazioni tecnologicamente più avanzate al fine di comprendere definitivamente il ruolo e il comportamento di Xylella all’interno del complesso del disseccamento. 

E’ importante che questo tipo di ricerca coinvolga trasversalmente anche i produttori e tecnici locali, che quotidianamente osservano l’evoluzione del disseccamento in campo. Nell’ultimo audit della DG-SANCO del novembre scorso, reso da poco pubblico, a pagina 5 si riportano i dati del numero di campioni sottoposti a test di laboratorio dove a fronte di 12.109 campioni analizzati fino ad Aprile 2014 sono risultati positivi a Xylella 242 ( 234 olivi, 2 oleandri, 6 polygala). Dopo Aprile 2014 sono stati analizzati 1141 campioni che sono risultati tutti esenti da Xylella. Ricordiamo che il Servizio Fitosanitario Regionale paga 10 euro per ogni campione ricevuto e sottoposto a test.

Nessuno vuole assolutamente strumentalizzare questi dati e le modalità di campionamento, ma è fin troppo evidente chiedersi quale modello statistico è stato utilizzato per considerare infette un milione di piante.

E’ improponibile basarsi esclusivamente su una linearità causa – effetto (xylella-disseccamento) senza considerare tutte le interazioni che in modo sistemico scatenano la malattia.

L’andamento dei disseccamenti degli ultimi mesi ( molto piovosi e umidi) dovrebbe far riflettere molto. Proprio in questo periodo potrebbero giocare un ruolo importante anche i funghi tracheomicotici. E’ bene ricordare che i campioni analizzati ( così come riferito dal dall’ultimo audit della DG-SANCO) possono avere dei falsi positivi a causa di carenze nella codifica dei campioni e nella lettura dei risultati delle prove. Sono in corso alcune importanti ricerche: prove di patogenicità, latenza ed espressione dei sintomi, controllo del vettore e tolleranza/resistenza dell’olivo a Xylella fastidiosa.

La stessa SANCO giustamente dichiara opportuno un approccio cautelativo rispetto alle misure di controllo. Intanto i nostri olivi diseccano, e olivicoltori, trasformatori e cittadini chiedono  in coro che il governo si impegni a destinare le risorse necessarie alla ricerca che nel più breve tempo possibile deve tirare fuori i nostri olivi da uno scenario apocalittico.  

 

Cristian Casili

Candidato consigliere alla Regione Puglia per il MoVimento 5 Stelle

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