martedì , 29 Settembre 2020

Illuminazione votiva nel cimitero di Nardò

Verrebbe da dire che sarebbe proprio l’ora di far luce sull’annosa questione relativa all’affidamento del servizio di illuminazione votiva, all’interno del cimitero di Nardò. Tuttavia, a ben vedere, di nebuloso c’è poco. Appare fin troppo chiaro, infatti, che, nell’anno del Signore 1991, l’Amministrazione comunale di Nardò ha inteso concedere al rag. Giovanni Borgia, titolare della omonima ditta, un impiego trentennale presso il cimitero, senza che fosse indetta alcuna procedura di evidenza pubblica. Senza che venissero prese in considerazione altre offerte, da parte di imprese disposte a pagare un canone meno risibile di quello accordato alla concessionaria.

Verrebbe da dire che sarebbe proprio l’ora di far luce sull’annosa questione relativa all’affidamento del servizio di illuminazione votiva, all’interno del cimitero di Nardò. Tuttavia, a ben vedere, di nebuloso c’è poco. Appare fin troppo chiaro, infatti, che, nell’anno del Signore 1991, l’Amministrazione comunale di Nardò ha inteso concedere al rag. Giovanni Borgia, titolare della omonima ditta, un impiego trentennale presso il cimitero, senza che fosse indetta alcuna procedura di evidenza pubblica. Senza che venissero prese in considerazione altre offerte, da parte di imprese disposte a pagare un canone meno risibile di quello accordato alla concessionaria.

Tale pratica, oltre a scuotere la coscienza, va ad incidere anche  e soprattutto sulle tasche di ignari cittadini.

A tal proposito, non si comprende, tra l’altro, sulla base di quale presunto inadempimento il titolare della Ditta Borgia intenda adire le vie legali contro i soci della ANMIG (Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra) che abbiano deciso di non avvalersi del servizio di illuminazione votiva, in concomitanza con la ristrutturazione del sacrario posto all’interno del cimitero cittadino. Nell’atto di concessione del servizio si sottolinea, in più punti, esemplificativamente ai nn. 9) e 11), come debba essere avanzata formale richiesta per poter usufruire del servizio di illuminazione. Leggasi, a contrario, che ne resterebbe privo chi non lo facesse. Del resto, non si può non ricordare come sia ammesso l’utilizzo dei ceri, in luogo delle classiche lampadine.

Per concludere, appare curioso, per non dire privo di senso, come, al tempo dell’affidamento, sia stata esclusa la possibilità che fosse la stessa Amministrazione a provvedere alla erogazione del servizio. Come, peraltro, sostenuto da  nel dibattito consiliare dell’epoca .  Il servizio di illuminazione votiva rientra tra i servizi pubblici locali a rilevanza economica e a domanda individuale. Tale prestazione, essendo strettamente collegata ai servizi cimiteriali, è stata da sempre attratta nella relativa disciplina; i cimiteri, infatti, ove appartenenti ai comuni, costituiscono demanio pubblico ai sensi dell’art. 824 c.2 c.c. e la relativa costruzione, manutenzione, nonché i servizi correlati individuano spese fisse obbligatorie per gli stessi. Trattasi, dunque, di un particolare servizio pubblico per il quale non è mai stata posta in discussione la facoltà per il Comune di procedere ad una gestione diretta, restando, tuttavia, inderogabile lo strumento della gara pubblica, nell’ipotesi di esternalizzazione del servizio mediante affidamento a terzi.

Nell’ottica della trasparenza, che da sempre contraddistingue il nostro operato, è fuor di dubbio che, laddove, allo scadere della concessione, Andare Oltre si trovasse nella posizione di poter decidere, non potrebbe mai avvalorare la perpetrazione di una tale procedure, né di pratiche affini.

Maria Grazia Sodero

Antonio Tondo

Andare Oltre

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