lunedì , 30 Novembre 2020

Una lettera che tocca il cuore. Grazie don Rì. **CON TANTE FOTO**

Sempre più spesso mi chiedo chi me lo faccia fare. Mandare avanti Agorà, richiede sacrifici e, nella maggior parte dei casi, serve solo ad inimicarsi le persone. Il ritorno economico? Lasciamo perdere che è meglio…
La risposta, quella più importante, quella che mi spinge ad andare avanti con maggiore forza, è nella lettera che ho ricevuto e che vi giro integralmente.

Sempre più spesso mi chiedo chi me lo faccia fare. Mandare avanti Agorà, richiede sacrifici e, nella maggior parte dei casi, serve solo ad inimicarsi le persone. Il ritorno economico? Lasciamo perdere che è meglio…
La risposta, quella più importante, quella che mi spinge ad andare avanti con maggiore forza, è nella lettera che ho ricevuto e che vi giro integralmente.
Grazie Don Rì, grazie di esistere…e nulla più.
Fshaj, 15 gennaio 2016 12:35/13:50
Ciao Roberto pace, bene e gioia,
Ti scrivo da Fshaj un piccolo villaggio cattolico del Kosovo, vicino alla Città di Gjakova. Sono arrivato il 3 a sera dopo aver attraversato l’Albania da Durazzo in una, per me mai vista prima d’allora, tormenta di neve… Ho montato le catene con le mani ghiacciate ed una si è pure rotta… ma alla fine sono arrivato; oltre un terzo del tragitto, quasi 80 Km, l’ho percorso a non più di 25 Km/h.
Non so bene (o forse sì?) perché Ti sto scrivendo e lo faccio senza avere ben chiaro ciò che butterò… lo faccio di getto…
Ti scrivo (anche) per dirTi grazie per ciò che hai postato sul tuo giornale on line. Non faccio il falso umile e infatti Ti dico che, in un momento storico realmente forte per me, mi ha fatto tanto bene dentro, (non per la visibilità. Sono consapevole di essere semplicemente un “servo inutile” ma a tempo pieno, come amava scrivere ed incoraggiare il Servo di Dio don Tonino; e poi che prete sarei se non mi sforzassi ogni giorno di vivere ciò che il Maestro, il Signore Gesù mi dice “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”? Dio mi guardi dalla vanagloria e mi confermi e rafforzi sempre di più nel servizio a Lui che passa, dopo aver pregato, al servizio concreto verso i fratelli. “Tutto deve essere dunque compiuto a gloria di Dio e non nostra. Questa consapevolezza accompagni ogni gesto di aiuto al prossimo evitando che si trasformi in un mezzo per porre in evidenza noi stessi. (…) Nella moderna società dell’immagine occorre vigilare attentamente, poiché questa tentazione è ricorrente. L’elemosina evangelica non è semplice filantropia: è piuttosto un’espressione concreta della carità, virtù teologale che esige l’interiore conversione all’amore di Dio e dei fratelli, ad imitazione di Gesù Cristo, il quale morendo in croce donò tutto se stesso per noi.”, così il Papa emerito Benedetto XVI nel suo messaggio per la Quaresima del 2008)
Quando qualche amico e alunno mi ha “whatsappato”, messaggiato, telefonato per dirmi: “Hai letto Agorà notizia? Roberto ha scritto una bella cosa su di te”.
Erano giorni in cui anche il corpo risentiva dei vari colpi ed infatti ricordo come la febbre, il mal di testa, il vomito ebbero il sopravvento nei giorni immediatamente successivi al tragico incidente del 12 dicembre nel quale persero la vita diverse persone e la piccola Viola. Avrei voluto tanto essere presente in Piazza Salandra per pregare per lei o concelebrare ai suoi funerali a Tuglie ma non ce l’ho fatta! Ho pregato e sofferto in casa.
Gli ultimi tempi, dunque, mi hanno segnato in modo davvero significativo e profondo:
° la tragica morte della piccola Viola il 12 dicembre e del giovane ragazzo Carlo Guagnano, la notte di Natale;
° l’ascolto delle confessioni, in prossimità delle feste natalizie, dove emerge tanta miseria umana, tantissimo dolore;
° la ludopatia di alcuni giovani che mi chiedono consigli e aiuto;
° l’uso spregiudicato di alcolici, fumo e droghe leggere – ma i loro effetti saranno sempre pesantissimi… -;
° il furto nella cappellina dell’ospedale dell’orologio (per ben 2 volte!) e di quadri e statuine religiose;
° la massificazione di tutto e tutti;
° il volgare stile di vita nostrano o occidentale;
° l’indifferenza;
° la solidarietà che diventa spettacolo, così come il dolore e poi dopo tutto resta come prima se non peggio (forse pure io (?));
° i “miei” (non mi è mai piaciuto usare questo aggettivo…) alunni attratti e distratti da ciò che, secondo me, non conta o conta poco: i voti (non saranno mai un voto!), l’apparire, la superficialità, la mancanza di rispetto delle regole e degli adulti, il divertimento esagerato…;
° noi adulti: consacrati (è troppo sbrigativo chiudere il cerchio prendendosela spesso (o sempre?) con i preti, radice e causa di tutti i mali…) e laici che pur mettendocela tutta stiamo miseramente fallendo nell’opera di educazione e civiltà; di sensibilizzazione al rispetto e all’accoglienza, alla solidarietà e alla prossimità…
Avevo tantissimo bisogno di staccare un po’ la spina e così, ancora una volta, mi sono rifugiato qui in Kosovo tra freddo e povertà, disordine e precarietà…
Ero già deboluccio e così mi sono beccato un forte raffreddore e tosse…
Grazie al contributo di molte amiche ed amici però ce l’ho fatta ugualmente ad acquistare dai grandi supermercati moltissimi generi alimentari di prima necessità e di portarli e consegnarli personalmente, con l’aiuto del mio amico e fratello Manuell, a numerose famiglie povere e bisognose. Tutti mi hanno assicurato la loro preghiera che evidentemente giungerà soprattutto anche a quanti hanno permesso di realizzare tutto questo.
Ho visitato un orfanotrofio tenuto da italiani a Zllakuqan; la casa di Madre Teresa (Nena Tereze) a Peja dove 4 suorine si prendono cura con un amore che non riesco a descrivere di poco meno di 20 persone devastate da malattie e infermità che nessuno (nemmeno i familiari! – ma, almeno questi, sono poveri in canna e senza nessun aiuto dallo Stato mentre “noi” (gli Occidentali pieni di cultura e sapere…) i nostri vecchi e malati capita (troppo frequentemente) che li abbandoniamo nei reparti di Lungodegenza o nelle Case di Cura…) più vuole, destinate ad una morte disumana e relegate a vivere senza alcuna dignità…
Grazie per avermi dedicato il tuo tempo nel leggere queste righe scritte di getto in poco più di un’ora.
Non so come rendere pubblica questa mia lettera sul tuo giornale, tra l’altro qui spesso manca la luce ed è difficile avere la connessione. Se lo ritieni fallo tu. È un modo per dirTi grazie e per dirlo a chi ha donato un’offerta per il Kosovo.
Ti invio questo scritto ed allego alcune foto. Ciao, don rì
Ecco…appunto. Grazie a te, don rì

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