martedì , 20 Aprile 2021

No alla liberalizzazione delle etichette dei vini, necessario proteggere le nostre produzioni di qualità

L’Italia detiene nel settore agroalimentare di qualità, in Europa e forse anche a livello mondiale, un primato che tutti invidiano, cioè quello di essere la nazione con il più elevato numero di DOP e IGP che testimoniano l’impegno e i sacrifici degli operatori del settore nel valorizzare e tutelare le produzioni tipiche nazionali, specchio della ricchezza di biodiversità della nostra agricoltura e delle tradizioni enogastronomiche.

L’Italia detiene nel settore agroalimentare di qualità, in Europa e forse anche a livello mondiale, un primato che tutti invidiano, cioè quello di essere la nazione con il più elevato numero di DOP e IGP che testimoniano l’impegno e i sacrifici degli operatori del settore nel valorizzare e tutelare le produzioni tipiche nazionali, specchio della ricchezza di biodiversità della nostra agricoltura e delle tradizioni enogastronomiche.

Per esempio, il comparto vitivinicolo in Italia vale da solo oltre 14 miliardi di euro e ha così conquistato negli ultimi anni la leadership del settore, ricevendo riconoscimenti ed apprezzamenti dal mercato mondiale, grazie soprattutto all’elevate qualità delle nostre produzioni.

È notizia di queste ore che le segreterie delle principali Organizzazioni agricole italiane, delle Organizzazioni vitivinicole e dell’enologia nazionale sono in “fermento”, non per il naturale fenomeno evolutivo dei mosti, ma a causa di processi involutivi mentali che taluni in Europa stanno maturando circa un possibile modifica delle norme Comunitarie che disciplinano l’etichettatura dei vini.

Infatti, qualche funzionario della Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione europea (evidentemente poco incline al rispetto delle tradizioni, della  qualità e della salvaguardia di produzioni certificate) ha ipotizzato di liberalizzare l’uso nelle etichette di  nomi di varietà che oggi, per legge, sono riservati a determinate Denominazioni di origine protetta (DOP) o Indicazioni geografiche protette (IGP) di specifici Stati membri (Reg. CE 607/2009, Reg. U.E. 1308/2013). Per essere più chiari, si potrebbe verificare che qualsiasi vino europeo possa in futuro riportare in etichetta diciture come “Primitivo”, “Lambrusco”, “Fiano” – tanto per fare alcuni esempi – che sono indice di specificità e identificano territorio e produzioni, tutelate da DOP o IGT regolarmente riconosciute e registrate anche al fine di scongiurare contraffazioni e spregiudicati fenomeni di concorrenza sleale tra gli stessi produttori europei.

In qualità di Parlamentare della Repubblica Italiana e di componente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, avvierò ed intraprenderò ogni iniziativa utile e necessaria per impedire questo ulteriore attacco al sistema agricolo nazionale il cui obiettivo è, evidentemente, quello di destabilizzare il mercato vitivinicolo di qualità italiano.

Tra l’altro, le Istituzioni comunitarie hanno già dimostrato nei giorni scorsi quali improvvide e scellerate iniziative siano capaci di intraprendere – vedi l’autorizzazione all’importazione di olio tunisino a dazio doganale zero, proposto addirittura dall’Alto rappresentante per la politica estera della U.E., l’italianissima Federica Mogherini, grazie anche alla palese complicità dei Deputati PD a Bruxelles e alla colpevole e silenziosa assenza del Ministro Martina e del Governo Renzi – per cui, non mi meraviglierei assolutamente che, dopo il comparto olivicolo, si proceda nella demolizione di quello vitivinicolo ed enologico. A tali disegni scellerati mi opporrò schierandomi al fianco degli Operatori del settore, le cui produzioni di alta qualità sono tra gli orgogli del “Made in Italy”.    

On. Nicola Ciracì – CoR – Conservatori e Riformisti

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