martedì , 20 Aprile 2021

Quel "maledetto" decimo minuto!

A volte un minuto, di quelli che contano, può condizionare una stagione di un calciatore così come di una squadra intera.
Nardò-Taranto, decimo del secondo tempo: Vicedomini, capitano granata, ha l’occasione di portare in vantaggio i granata. Calcio di rigore per i granata (per inciso, se fischi il fallo espelli il portiere, cara giacchetta nera). L’uomo dal caschetto in testa prende la rincorsa ma…spara alto. Può succere e, senza “tirargli i piedi” potrà succedere ancora. Ma non con il Taranto. Con la squadra “odiata” dai granata proprio no!

A volte un minuto, di quelli che contano, può condizionare una stagione di un calciatore così come di una squadra intera.
Nardò-Taranto, decimo del secondo tempo: Vicedomini, capitano granata, ha l’occasione di portare in vantaggio la squadra di casa. Calcio di rigore (per inciso, se fischi il fallo espelli il portiere, cara giacchetta nera). L’uomo dal caschetto in testa prende la rincorsa ma…spara alto. Può succere e, senza “tirargli i piedi” potrà succedere ancora. Ma non con il Taranto. Con la squadra “odiata” dai granata proprio no!
Vicedomini appare segnato nel morale da questo errore e ad aiutarlo non servono certo i fischi e le parole, spesso pesanti, che qualcuno dagli spalti inizia inizia a “lanciare” verso il capitano granata.
Il numero quattro, però, resta in campo ed anche giustamente a parere di chi scrive. Sostituirlo un attimo dopo il rigore, infatti, avrebbe dato una mazzata tremenda al morale futuro del Capitano.
Qualche altro passaggio sbagliato, però, danno la testimonianza di quanto quell’errore pesi sulle spalle seppur larghe, come dimostrato in più di una circostanzain questi anni vissuti a Nardò, del buon Carletto.
Arriva il momento del cambio e, dal Giovanni Paolo II, arriva un misto di applausi e fischi nei confronti del numero 4. Tutto d’un colpo sembrano cancellati l’armonia ed il feeling creatisi in questi anni con i supporters granata.
Facciamo un passo, indietro, però. Torniamo a quel maledetto decimo minuto. Dopo l’errore la poarola d’ordine sugli spalti era: non doveva tirarlo lui! Ecco! Ora immaginate che dal dischetto si fosse presentato un altro calciatore e che magari anche lui avesse fallito il rigore. Immaginate quello che si sarebbe scatenato? Vicedomini sarebbe stato accusato di “Alto Tradimento”. Di aver “scolorito” il granata che ha nel cuore.
Vicedomini, dicevamo, esce dal campo e non va, come avrebbe potuto fare, negli spogliatoi. Resta in panchina (in verità qualche pugno contro la plastica colorata si sente forte e chiaro).
Il Nardò, seppur in undici contro dieci, non riesce più ad incidere, segno evidente che, quel maledetto decimo minuto, ha lasciato il segno non solo nella mente del capitano ma anche nel resto della squadra.
Al triplice fischio finale un po’ di imbarazzo si intravede nella truppa granata! Prima verso la “curva” per la consueta passerella. Poi niente passerella e tutti verso gli spogliatoi. Poi di nuovo tutti sotto gli ultras. Sembra quasi un gioco.
In tutto questo il Capitano è là!. Non è sparito. Non si è eclissato! Va avanti e indietro guidando la squadra verso gli ultras. Da vero Capitano! In mano stringe una maglia rossoblu presa per un amico (come ha lui stesso dichiarato). Ecco che nasce un nuovo equivoco. Quella maglia non doveva essere nelle sua mani (che poi, se l’avesse scambiata negli spogliatoi cosa sarebbe cambiato?).
Il “terzo tempo”, poi, prende il via sui social network. Ed anch qui, il buon Carletto, non si esime dal rispondere personalmente nei confronti di chi, più o meno velatamente, insinua dubbi e perplessità. Così, il Capitano, dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere un vero Capitano.
Facciamo una cosa, allora. Dimentichiamo quel decimo minuto. Dimentichiamo i minuti che ne sono seguiti. Il Nardò ha un obiettivo da raggiungere. Un obiettivo che il pareggio del Francavilla (Virtus), ha contribuito a mantenere vivo!.
I tifosi si stringano, come sempre hanno fatto, attorno alla squadra. Diano forza (anche se non ne ha certo bisogno) al loro Capitano. E, forse, quel sogno chiamato Lega Pro, potrebbe diventare più vicino di quanto, ogni rosea previsione di inizio stagione, avrebbe potuto prevedere (e scusate il gioco di parole).

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