mercoledì , 21 Aprile 2021

Ineleggibilità di un dipendente pubblico: verità o bufala?

Opportunità o divieto? Quello che sembrava presentarsi come una vera e propria bomba, ponta a sconvolgere completamente l’assetto delle compagini politiche che si apprestano a concorrere per la prossima tornata elettorale, appare più che altro un “trunetto” per bambini. Parliamo dell’incandidabilità/ineleggibilità di dipendenti degli enti pubblici. Una nota trasmessa in queste ore (che non avete letto su Agorà per l’insana, secondo chi scrive, abitudine di inviare in giorni differenti un comunicato, ovvero prima alla carta stampata e solo il giorno successivo alla pubblicazione ai siti web), pone un “presunto” problema di ineleggibilità, appunto, per tutti coloro che lavorano in enti pubblici.

Opportunità o divieto? Quello che sembrava presentarsi come una vera e propria bomba, ponta a sconvolgere completamente l’assetto delle compagini politiche che si apprestano a concorrere per la prossima tornata elettorale, appare più che altro un “trunetto” per bambini. Parliamo dell’incandidabilità/ineleggibilità di dipendenti degli enti pubblici. Una nota trasmessa in queste ore (che non avete letto su Agorà per l’insana, secondo chi scrive, abitudine di inviare in giorni differenti un comunicato, ovvero prima alla carta stampata e solo il giorno successivo alla pubblicazione ai siti web), pone un “presunto” problema di ineleggibilità, appunto, per tutti coloro che lavorano in enti pubblici.
Tale teoria, conclusa dallo stesso autore dell’intervento con l’invito ad evitare di votare tali soggetti perché risulterebbe un “voto inutile”, viene, però, “smontato” nel testo dello stesso comunicato che recita: “l’esercizio di un mandato politico – amministrativo da parte di un dipendente non collocato in aspettativa, o dei relativi coniuge, conviventi, parenti, affini entro il secondo grado, determina, altresì, situazioni di conflitto di interessi. Anche il dipendente interessato dalle ipotesi di conflitto di cui al presente punto è tenuto a darne immediata comunicazione al dirigente dell’ufficio di appartenenza, e ad astenersi dalla trattazione di questioni/pratiche in cui siano coinvolti interessi di elettori o di soggetti che collaborano per lo svolgimento del mandato. Ove lo stesso dipendente sia titolare del mandato, si ravvisa l’opportunità che lo stesso venga collocato in aree operative diverse da quelle di gestione dei flussi contributivi e di produzione diretta”.
In pratica non esiste alcuna legge che vieti ad un dipendente di un Ente pubblico di candidarsi, come in questo caso, alla carica di Consigliere Comunale. Si tratterebbe, semmai, di una questione di “opportunità” che, di fatto, non rappresenta alcun divieto. Anche la circolare emanata da qualche Istituto pubblico va letta in questo senso. Non vi è, e non può essere altrimenti, alcun divieto di candidatura. Sarà sufficiente che l’impiegato si collochi in aspettativa per non avere alcun problema di candidatura, come, in caso di elezione, sarebbe sufficiente una semplice comunicazione al proprio Ufficio dell’avvenuta elezione in modo che possano essere adottati controlli o, semmai, potrebbe essere disposto il trasferimento in altra sede dell’eletto. Nulla di meno, e soprattutto nulla di più. In pratica la sottile, non tanto, differenza tra opportunità e divieto!

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