martedì , 20 Aprile 2021

Incompatibilità/ineleggibilità dei pubblici dipendenti: divieto o opportunità? Risponde Vincenzo Candido Renna

Ho letto con interesse sia il comunicato stampa di Pippi Mellone che le risposte piccate, da parte di alcuni illustri commentatori del parterre mediatico neretino, in merito alla questione afferente la presunta incompatibilità/ineleggibilità dei dipendenti pubblici.

Ho letto con interesse sia il comunicato stampa di Pippi Mellone che le risposte piccate, da parte di alcuni illustri commentatori del parterre mediatico neretino, in merito alla questione afferente la presunta incompatibilità/ineleggibilità dei dipendenti pubblici.

In particolare, interessante appare l’istanza referendaria: “Divieto o opportunità” proposta da AgoràNotizia.it, per altro, riguardante una materia irta di insidie ermeneutiche qual è quella afferente ai criteri interpretativi ed applicativi della normativa concernente gli obblighi di astensione in caso di conflitti di interessi dei dipendenti pubblici.

Ancora una volta il confine tra il lecito e l’illecito pare essere legato ad un filo sottile di natura semantica, visto che, l’inopportuno spesso e volentieri rappresenta per la nostra società un pericolo sostanziale alla pari di condotte espressamente vietate e sanzionate anche penalmente.

Tuttavia, per non apparire retorico, mi ancoro al diritto e cerco di andare in profondità sull’argomento.

A mio sommesso avviso, occorre procedere ad un bilanciamento tra il diritto universale di partecipazione alla vita pubblica di cui all’art. 51 della Costituzione “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza” secondo i requisiti stabiliti dalla legge”e il rischio che, i titolari di poteri e/o prerogative, rivenienti dall’incarico pubblico ricoperto possano avvalersi di quest’ultime per influire, indebitamente, sulla competizione elettorale, nel senso di alterare la c.d. par condicio fra i vari concorrenti attraverso la possibilità di esercitare una captatio benevolentiae o un metus publicae potestatis nei confronti degli elettori.

Ossia, in astratto, il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, così come, recentemente, modificato, dal legislatore, evidenzia la necessità di contemperare i sacrosanti diritti individuali del soggetto ricoprente la carica con quelli della comunità allo scopo di evitare o prevenire confusione di ruoli e funzioni.

L’obbligo di “facere” del dipendente pubblico, alla luce di quanto sopra, si riduce, (si fa per dire), pertanto, nel dovere di comunicare al superiore gerarchico la presunta ed astratta ipotesi di conflitto di interessi privati, onde consentire all’Amministrazione presso cui svolge la sua funzione di determinarsi nel merito e proporre, laddove ritenesse sussistente il conflitto, la soluzione dello stesso, ad esempio con il trasferimento “per un tempo congruo” del dipendente interessato alla tornata elettorale, ovvero con la possibilità del collocamento volontario dello stesso in aspettativa temporanea.

Sempre rifacendoci alla Costituzione che, tra tutti gli strumenti in uso all’interprete giuridico, credo sia quello più utile ed affascinante per risolvere questo caso, devo rammentare prima di tutto a me stesso, che l’art. 54 pone l’argine della “disciplina ed onore” per l’adempimento delle funzioni pubbliche.

Da qui deriva che, l’eventuale mancata comunicazione di una situazione di conflitto, quale quella del “candidarsi all’elezioni amministrative”, da parte del pubblico funzionario o incaricato di servizio, anche alla luce di una autorevole interpretazione proposta dall’INPS, in una recente circolare, cristallizzerebbe una fattispecie indecorosa suscettibile di sindacato disciplinare interno all’ente e di scrutino giurisdizionale per abuso d’ufficio sulla base di eventuali esposti/denunce degli elettori.

Per cui l’inopportunità di candidarsi nel comune o provincia o regione in cui si svolgono le proprie mansioni pubbliche, alla luce del nuovo codice di comportamento dei pubblici dipendenti, è giusto che venga valutata, a monte, dalla propria Amministrazione e (sia chiaro!) non opera automaticamente ed a prescindere.

Tutto questo rileva, prima di tutto, nell’interesse dello stesso aspirante candidato, al fine di impedire strumentalizzazioni, in un senso e nell’altro, e, soprattutto, al fine di garantire la reputazione dei pubblici uffici in cui lo stesso opera e continuerà ad operare anche successivamente alla elezione o mancata elezione alla carica politica ambita.

Per quanto potrà piacere o dispiacere a molti, sarà interessante conoscere la risposta delle Autorità interpellate dal candidato sindaco Pippi Mellone.

In particolare, sarà dirimente l’interpretazione specifica che verrà enunciata, considerando che, quest’ultima verrà applicata, certamente, nella nostra Regione ed avrà, indubbiamente, un riverbero diretto sulla prossima tornata elettorale.

Vincenzo Candido Renna

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