venerdì , 30 Ottobre 2020

EuroPappa: una bellissima avVentura

Impresona sfiorata, accuse sommarie. Questo resta di Germania-Italia, insieme ad una profonda amarezza, mista a forte orgoglio e amore. Aver qualcosa da rimproverare a questa Nazionale è un atto di irriconoscenza di grado alto, tanto che basterebbe considerare che gli azzurri abbandonano l’Euro, soffermandosi solo sulla partita con i Campioni del mondo in carica, dopo 18 rigori e dopo esser riusciti a rimontare lo svantaggio senza il giocatore italiano più talentuoso (Verratti), senza il suo regista titolare (Marchisio), senza la sua riserva (De Rossi), senza la riserva della riserva (Thiago Motta) e senza uno dei giocatori più pericolosi di quelli in Francia, unico per caratteristiche e per aderenza al disegno tattico di Conte (Candreva).

Impresona sfiorata, accuse sommarie. Questo resta di Germania-Italia, insieme ad una profonda amarezza, mista a forte orgoglio e amore. Aver qualcosa da rimproverare a questa Nazionale è un atto di irriconoscenza di grado alto, tanto che basterebbe considerare che gli azzurri abbandonano l’Euro, soffermandosi solo sulla partita con i Campioni del mondo in carica, dopo 18 rigori e dopo esser riusciti a rimontare lo svantaggio senza il giocatore italiano più talentuoso (Verratti), senza il suo regista titolare (Marchisio), senza la sua riserva (De Rossi), senza la riserva della riserva (Thiago Motta) e senza uno dei giocatori più pericolosi di quelli in Francia, unico per caratteristiche e per aderenza al disegno tattico di Conte (Candreva).
Che poi, per inciso, sarebbero tutti e cinque rigoristi. Il punto, però, non è nemmeno esserlo o non esserlo, quando davanti hai un portiere che di fatto sceglie di buttarsi da una parte o dall’altra garantendosi sempre circa il 50% di possibilità di respingere il pallone: Neuer, in tutta la sua lunghezza ed elasticità, copre metà porta. Se, di norma, un pallone piazzato ad undici metri dalla gloria, durante la serie dei rigori, pesa almeno 10 volte in più rispetto a quanto non peserebbe in una normale partita, davanti al gigante del Bayern, uno dei migliori portieri al mondo, arriva ad esser ancor più pesante. Ognuno, allora, davanti alla paura di fallire sceglie la sua strada: si può discutere, certamente, dell’esecuzione di Zaza come di quella di Pellè, ma arrivare ad invertire il rapporto di causa/effetto dalla poltrona di casa mi sembra ingeneroso.
Il duello dal dischetto con il portiere avversario è stato fatale a mostri sacri come Baggio e Baresi, per rimanere in tema azzurro, o a Messi non più tardi di qualche giorno fa nella finale di Copa America. Anche per questo gli errori di Zaza e Pellè vanno sofferti, ma rispettati come tali. Non credo che il centravanti volesse fare il protagonista a tutti i costi, semmai ha provato ad aggiungere un pizzico di follia in un duello che sulla carta lo vedeva sfavorito (sia per il fatto che la pressione è addosso al tiratore, più che al portiere, sia perché si sfidavano il portierone del Bayern Monaco e il centravanti non sempre titolare del Southampton). Come sollevare della sabbia nel tentativo di aggiungere incertezza al duello in cui tu hai un’umilissima calibro 9 e l’avversario un fucile a canne mozze. Ingeneroso, poi, puntare il dito contro Buffon. E’ vero, il rigore di Hector gli passa sotto le mani, ma se la partita vive fino ai rigori tanto merito è della manone prodigiose di Gigi. Ed è “colpa” sua se quando si parla di Neuer bisogna usare la perifrasi (come in precedenza) “uno dei portieri più forti al mondo”, perché Buffon ha dimostrato di essere, ancora, portentoso.
Rimane, poi, un dato di fatto: la fortissima e spocchiosissima Germania (con la stampa tedesca che si è permessa, poco elegantemente, di darci dei mammoni mettendo sulla prima pagina di un quotidiano le mamme di alcuni azzurri, titolando “Stavolta non vi salva neanche la mamma”) non è riuscita a battere, se non ai rigori, l’Italia da molti considerata come la più “povera” di sempre, con tutte le assenze elencate sopra ad abbassare ulteriormente la cifra tecnica. Un’Italia che ha reagito con le famose tre C elencate da Bielsa, con una piccola aggiunta: non solo corazon, cabeza y cocones, ma anche Conte, vera anima di questo miracolo. L’ormai ex c.t. ha dimostrato anche in Francia quelle qualità che hanno permesso alla Juventus di innescare un ciclo tra i più vincenti della storia della serie A. Qualità vincenti, in grado di trasformare le difficoltà in punti di forza. Il suo è stato, ascoltando le sue dichiarazioni, un “arrivederci”. Ora bisogna cucire la ferita e proiettarsi su una nuova ventura, anzi…avVentura.

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