venerdì , 30 Ottobre 2020

Gestione dei reflui di Nardò e Porto Cesareo: si aspettino le prossime linee guida annunciate dal Ministero dell'Ambiente

La nota del Ministero dell’Ambiente dell’ 11 Luglio 2016, indirizzata alla Regione Puglia e riguardante la proposta di recapito finale dell’impianto di depurazione dell’agglomerato di Sava e Manduria del Maggio 2016, ci deve indurre ad una maggiore riflessione sulle previsioni di gestione dei reflui dell’agglomerato di Nardò e Porto Cesareo.

La nota del Ministero dell’Ambiente dell’ 11 Luglio 2016, indirizzata alla Regione Puglia e riguardante la proposta di recapito finale dell’impianto di depurazione dell’agglomerato di Sava e Manduria del Maggio 2016, ci deve indurre ad una maggiore riflessione sulle previsioni di gestione dei reflui dell’agglomerato di Nardò e Porto Cesareo.

Infatti il Ministero risponde alla Regione Puglia in merito alla proposta di recapito delle acque reflue depurate, alternativo alla condotta sottomarina, per l’agglomerato di Sava e Manduria. Come si ricorderà , la soluziione prevede anche un sistema di vasche disperdenti per il ravvenamento della falda idrica sotterranea (in sostanza la soluzione che dovrebbe essere adottata anche per Nardò e altri territori per evitare come recapito finale il mare).

Ebbene, a tal riguardo il Ministero dell’Ambiente sostiene che: “…le disposizioni normative attualmente vigenti non consentono l’utilizzo di acque reflue, ancorché opportunamente depurate, per il ravvenamento delle falde idriche, e che lo scarico alternativo di cui all’art.8 del D.M. 185/2013 deve conformarsi alle modalità previste dalla normativa attualmente in vigore”.

In pratica nessuna deroga può essere concessa per scaricare nel sottosuolo anziché a mare.

Fin qui le cattive notizie.

La missiva del Ministero, però, conclude aprendo una importantissima prospettiva ad un diverso recapito finale delle acque reflue depurate, che non sia il mare, affermando: “Tuttavia si segnala che la Commissione Europea ha in avanzato stato di elaborazione, a cura di un apposito gruppo di lavoro tecnico – scientifico (a cui anche l’Italia partecipa con propri esperti del CNR – IRSA, dell’Istituto Superiore di Sanità), una linea guida tecnica contenente i criteri per il riutilizzo delle acque reflue depurate, riguardante i ‘requisiti minimi di qualità per il riuso delle acque a fini irrigui e di ricarica della falda’. Detta linea guida dovrebbe essere licenziata entro l’anno in corso.”

Ecco perché, a questo punto, sarebbe auspicabile aspettare le nuove direttive europee che interverranno a breve e ripensare, anche per Nardò e Porto Cesareo, soluzioni diverse dallo scarico a mare. Tanto anche in considerazione del fatto che anche lo stesso Ministero ammette che la Puglia vede le proprie risorse idriche sotterranee diffusamente compromesse dal fenomeno dell’intrusione salina, e per questo intende farsi promotore di una modifica dell’art.104 del D.Lgs152/2006 e del collegato Decreto attuativo del comma 4-bis, al fine di armonizzare la normativa nazionale di settore con gli indirizzi comunitari, introducendo la possibilità di consentire il riutilizzo di acque reflue adeguatamente depurate per il ravvenamento delle falde, oggi vietato dalla vigente normativa.

 

Mino Natalizio

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