mercoledì , 28 Ottobre 2020

Che fine hanno fatto tre milioni di euro?

Per evitare che alla fine la condotta sottomarina venga realizzata occorre, gioco forza, partire dal Protocollo d’Intesa siglato il 30 settembre 2015 tra AQP, Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese e Comune di Nardò.
In tale circostanza il Comune di Nardò chiese ed ottenne una serie di varianti rispetto all’originale progetto. Le più importanti fra esse: la variazione del percorso, poiché ricadente all’interno del Parco Naturale di Porto Selvaggio – Palude del Capitano ed il potenziamento del depuratore sito in località Santo Stefano (Villaggio Resta).

Per evitare che alla fine la condotta sottomarina venga realizzata occorre, gioco forza, partire dal Protocollo d’Intesa siglato il 30 settembre 2015 tra AQP, Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese e Comune di Nardò.
In tale circostanza il Comune di Nardò chiese ed ottenne una serie di varianti rispetto all’originale progetto. Le più importanti fra esse: la variazione del percorso, poiché ricadente all’interno del Parco Naturale di Porto Selvaggio – Palude del Capitano ed il potenziamento del depuratore sito in località Santo Stefano (Villaggio Resta).
Nella delibera del 25 maggio 2016 la Regione Puglia ha approvato  il programma degli interventi ammissibili a finanziamento del servizio idrico integrato dei comparti depurativo/recapiti e idrico/ fognante, inserendo la realizzazione della condotta sottomarina e gli interventi di completamento del servizio idrico e fognante nel Comune di Nardò.
Tralasciando per un attimo la circostanza che non è dato sapere se gli oltre tre milioni di euro ammessi a finanziamento siano una somma che si va ad aggiungere a quelle già precedentemente assegnate per la costruzione della condotta sottomarina, in tal caso diventerebbero oltre sei milioni di euro, sembrano totalmente scomparsi i tre milioni e mezzo necessari al rafforzamento del depuratore di Villaggio Resta. Senza tale somma sarebbe praticamente impossibile affinare i reflui fino ad arrivare ad ottenere la famosa Tabella 4 che permetterebbe il riutilizzo dei reflui in agricoltura nonché la Tabella 2 prevista per le aree ambientalmente sensibili che permetterebbe il riutilizzo dei reflui in mare.
La sensazione che si ha, effettivamente, è che sia Regione che AQP stiano remando, almeno a Nardò e dando lettura della documentazione presentata, verso la realizzazione della condotta.
Non sono sufficienti, infatti, le parole del Presidente Emiliano per rassicurare i cittadini di Nardò e, crediamo, neppure le Istituzioni cittadine. Anche perché il Presidente continua, quasi sempre, a parlare della vicenda Sava-Manduria tralasciando, invece, di esprimersi su Nardò.
Alla luce di tutto questo sarebbe il caso che i cittadini tornassero ad interessarsi della questione tubo. Reagire a cose già fatte, infatti, sarebbe sterile e non servirebbe a nulla.
A tal proposito siamo in sintonia con l’ex assessore Mino Natalizio che chiede “di istituire un tavolo a livello locale che predisponga le necessarie osservazioni al progetto e che vigili affinché le linee guida europee valgano anche per Nardò”.
Roberto De Pace

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