mercoledì , 8 Luglio 2020

Condotta sottomarina: procedura illegittima?

Consegnate al sindaco alcune riflessioni in merito al progetto della condotta e degli altri lavori contenuti nel protocollo d’intesa sottoscritto a settembre dello scorso anno.
A renderlo noto Mino Natalizio che, insieme all’ingegnere Gianluca Manieri, ha predisposto alcune osservazioni che sono state messe a disposizione in quanto si ritiene che la proposta progettuale presentata dall’AQP, volta a superare il vaglio della verifica di assoggettabilità a VIA, sia illegittima in quanto volutamente sottopone a verifica solo una porzione di un appalto complesso che, da sola, potrebbe non richiedere Valutazione di Impatto Ambientale ma che invece fa parte di un sistema più complesso di opere, circostanza che non può in alcun modo essere trascurata.
“Come noto – si legge nella nota trasmessa –  tra Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese, Comune di Nardò e Acquedotto Pugliese spa è intervenuto in data 30 settembre 2015, un protocollo d’intesa ratificato con DGR n. 2002 del 13/11/2015, finalizzato alla realizzazione di un complesso di opere atte alla sistemazione della rete fognaria di Nardò, all’adeguamento degli impianti di depurazione di Nardò e Porto Cesareo ai fini del riuso dei reflui trattati ed al collettamento dei reflui trattati dall’impianto di Porto Cesareo nelle opere di scarico dell’impianto depurativo di Nardò. Nonostante tale protocollo, però, si rileva che non sono stati ancora integrati nel progetto definitivo / esecutivo presentato da AQP, molti degli interventi previsti dagli accordi”.
“L’attenzione dell’AQP – prosegue la nota – si è fermata al punto del <Protocollo d’Intesa> che riguarda lo spostamento del tracciato del collettamento dei reflui provenienti da Porto Cesareo dal sito SIC Palude del Capitano, nei pressi del Villaggio Resta (peraltro sfacciatamente conveniente dal punto di vista dell’economia generale del progetto visto la linearità e la minor lunghezza del tracciato), mentre sono state completamente ignorate tutte le altre condizioni concordate”.
Da qui la scelta di proporre alcuni suggerimenti.
“In fase di Valutazione di Impatto Ambientale di un appalto complesso come quello in questione – si sottolinea nelle riflessioni – non può smembrarsi il progetto in tante piccole parti perché ciò comporterebbe una grave infrazione delle norme che regolano la materia, venendosi illegittimamente a raggirare la necessaria analisi degli impatti cumulativi che ciascuna porzione di opera comporterebbe se analizzata insieme alle altre”.
D’altro canto, come ricordato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la Commissione Europea ha in avanzato stato di elaborazione una linea guida tecnica contenente i criteri per il riutilizzo delle acque reflue depurate, riguardante i “Requisiti minimi di qualità per il riuso delle acque a fini irrigui e ricarica della falda”.
Detta Linea Guida dovrebbe essere licenziata dalla Commissione UE entro l’anno in corso. Allorché saranno emanati i suddetti criteri da parte della Commissione UE il Ministero, con particolare riferimento alla Regione Puglia ed alla criticità della risorsa idrica, intende armonizzare la normativa nazionale di settore con gli indirizzi comunitari, introducendo la possibilità di consentire il riutilizzo di acque reflue adeguatamente depurate per il ravvenamento delle falde, nei casi in cui ciò possa determinare un’inversione della tendenza al peggioramento della qualità delle acque sotterranee.
Tale ghiotta occasione non può essere persa, considerata anche la brevità del procedimento sostenuta dallo stesso Ministero.
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