martedì , 29 Settembre 2020

A proposito di condotta

Questa è una lettera aperta ai nostri fratelli di Porto Cesareo, che sono incazzati come belve perché l’attuale Amministrazione Comunale neritina ha revocato la delibera del precedente regime, che favoriva lo sbocco della fogna delle due città, frazioni comprese, nel nostro mare.
E l’aggettivo “nostro” non è casuale. Le due città sono geograficamente troppo vicine (addirittura confinanti) per potersi illudere che per separare il mare di Nardò da quello di Porto Cesareo sia sufficiente tirare un tratto di matita su una carta nautica. I Cesarini sono decisamente gente di mare, molto più dei neritini.
Per questo mi sorprende che possano credere che sversare in mare i reflui fognari di migliaia di abitazioni possa essere la soluzione di tutti i loro ed i nostri problemi. Ma veramente i nostri vicini di Porto Cesareo credono che allontanare lo sbocco dei reflui a due chilometri dalla costa, e a 35 metri di profondità, ci libererà dall’inquinamento dei liquami fognari? Non viene a nessuno il dubbio che quello sbocco a due chilometri (a solo 2 km) dalla riva possa provocare il cosiddetto “effetto ombrello”, allargando il raggio di spandimento dei reflui? Al primo Ponente “sincero”, detto nel linguaggio dei lupi di mare, Nettuno provvederà a spartire le acque inquinate in modo imparziale: tanto a Nardò e tanto a Porto Cesareo, in maniera tale che non litighi nessuno. E chi ci avrà guadagnato da questa situazione? Forse solo l’Acquedotto Pugliese.
Magari ora salta fuori un illustre scienziato, uno di quelli dai nomi altisonanti, che godono del rispetto di tutti (anche del mio) e mi smentisce clamorosamente, con teorie completamente diverse. Ma il bello di aver vissuto per sessant’anni è quello di non aver più paura di essere smentiti con parole e teorie ma solo con i fatti. Vogliamo toglierci il dubbio che la condotta a mare di due chilometri risolverà i nostri problemi? E se poi si dovesse scoprire che quelli che la pensano come me avevano ragione? In tal, malaugurato, caso, vorrebbe dire che il disastro ambientale sarebbe già stato messo in atto ed in modo irreversibile.
Forse è meglio restare col dubbio. Forse è meglio puntare sulla certezza che la merda in mare non si getta, perché il mare è la nostra vita, la nostra risorsa, il nostro futuro, ed il futuro dei nostri figli. Smettiamo di combattere questa faida, questa patetica guerra di
campanile, che alcuni politici hanno interesse ad alimentare per demagogiche ragioni elettorali e tornaconti personali.
Uniamoci e troviamo insieme una soluzione alternativa, veramente valida, che salvaguardi il nostro mare, l’ambiente in cui viviamo e la nostra economia. Che di merda ci basta già quella che ci gettano addosso i vari Briatore. Anche loro, però, dicono che lo fanno per il nostro bene, per il nostro sviluppo…
Raffaele Onorato

Castello_Acquaviva_di_Nardò

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