mercoledì , 30 Settembre 2020

A proposito di condotta, parte II

14212830_1588476361453055_8779168096252641794_nNo allo scarico a mare, sì alla condivisione del percorso istituzionale e un avvertimento: ci sarà forte contrapposizione se un Commissario verrà ad imporre il progetto di Aqp. Sulla questione della gestione dei reflui degli agglomerati di Nardò e Porto Cesareo, il sindaco Pippi Mellone prende “carta e penna” e scrive al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, al presidente della Regione Michele Emiliano, al presidente della Provincia Antonio Gabellone, al prefetto Claudio Palomba, al presidente del Consorzio Area Marina Protetta di Porto Cesareo Remi Calasso e al sindaco di Porto Cesareo Salvatore Albano, spiegando subito di condividere la posizione di Amp quando parla di necessità di abbandonare le posizioni politiche e di fare solo gli interessi del territorio.
“Sono proprio queste motivazioni – spiega il primo cittadino – che ci hanno spinto ad avversare un progetto ormai datato che prevedeva lo scarico, attraverso un’unica condotta sottomarina, dei reflui depurati al minimo degli agglomerati di Nardò e Porto Cesareo, che nel periodo estivo contano centinaia di migliaia di presenze turistiche, nel mare di Torre Inserraglio, area inserita nel Parco Regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, a ridosso della stessa AMP e del sito SIC mare di Torre Inserraglio. Del resto Nardò non chiede altro che seguire gli intendimenti della Regione Puglia e dello stesso AQP se è vero come è vero che il Presidente Emiliano ha dichiarato che intende modificare il Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia nella direzione di non scaricare più reflui in mare, ma di riutilizzarli completamente per fini irrigui, civili ed industriali”.
Mellone cita sia le parole del vice-presidente di Aqp Lorenzo De Santis sul bisogno di non sprecare una sola goccia d’acqua e di utilizzare le risorse idriche rinvenienti dal trattamento dei reflui, sia la nota del Ministero dell’Ambiente che segnala che la Commissione Europea ha in avanzato stato di elaborazione una linea guida tecnica contenente i criteri per il riutilizzo delle acque reflue depurate. Ricorda poi che, dovendo prevedere uno scarico alternativo nei periodi in cui non ha luogo il riutilizzo a fini irrigui dell’intera portata, è stato chiesto ad Aqp di rivedere il progetto con la realizzazione di un “Buffer ecologico” nei terreni circostanti il depuratore, costituto da bacini di accumulo collegati tra loro, con finalità differenziate, che vanno dall’alimentazione di aree a scopo ricreativo e naturalistico, alla creazione di riserve idriche per uso antincendio (anche in considerazione della vicinanza al Parco di Portoselvaggio), oltre ad un sistema di vasche per il ravvenamento della falda idrica sotterranea.
“Allora – continua – perché non aspettare pochi mesi per redigere, non solo per Nardò, dei buoni progetti che evitino lo scarico a mare? Anche perché la maggior parte dei depuratori della Puglia non avrebbero bisogno di particolari esigenze di adattamento tecnologico. È in questa direzione che Nardò, Porto Cesareo e l’Amp dovrebbero andare, non impelagarsi in dannose guerre di campanile, che alla fine potrebbero portare alla realizzazione di un progetto che non sarebbe la migliore soluzione di tutela e salvaguardia del nostro mare da tutti auspicata, almeno a parole”. E proprio in tema di “solidarietà ambientale” Mellone invita Amp e il Comune di Porto Cesareo a ritirare il ricorso al Tar del Lazio, che ha bloccato l’ampliamento dell’Amp al tratto di mare prospiciente il Parco Naturale di Portoselvaggio – Palude del Capitano.
“Un ampliamento – ricorda – che arricchirebbe dal punto di vista ambientale tutto il territorio salentino e tutt’ora non si comprende quali motivi, escludendo ragioni di campanile, possano portare a tali determinazioni”.
Il Sindaco di Nardò lancia, però, un avvertimento finale. “Se qualcuno crede di trascinare il territorio verso il Commissariamento dell’opera solo per attuare il tanto avversato progetto dell’AQP, che prevede lo scarico a mare, magari con qualche piccola modifica e qualche contentino (tipo l’infrastruttura portante della fogna nelle marine), sappia che troverà nell’Amministrazione Comunale di Nardò e nella cittadinanza una forte contrapposizione”.

Di seguito l’intervento di Mino Natalizio
Gestione dei reflui di Nardò e Porto Cesareo, arriva il Commissariamento che porterà alla realizzazione del vecchio e tanto avversato progetto AQP? Se così dovesse essere, a mio avviso, a perdere sarà l’ambiente e tutta la città.
Certo viene da chiedersi se, a Bari, tutto non fosse già scritto da tempo, e questo nonostante la volontà contraria della destra e della sinistra neretina. I diversi termini usati per affrontare la questione, sia che si sia trattato di atti di revoca parziale del protocollo d’intesa (amministrazione Mellone) sia della sospensione parziale dell’efficacia (amministrazione Risi) in fondo miravano alla stessa cosa, tutelare l’ambiente.
Infatti, a ben guardare le carte (e non le chiacchiere), la Delibera di Giunta Regionale del 25 maggio 2016 sull’approvazione del “programma di interventi del servizio idrico integrato dei comparti depurativo/recapiti e idrico/ fognante ammissibili a finanziamento”, prevede le sole risorse per finanziare gli interventi di completamento del servizio idrico e fognante per 8.000.000 di euro e la realizzazione della condotta sottomarina per 3.000.000 di euro.
Bene, anzi male. Allora ci chiediamo: tutto il resto delle previsioni del protocollo, a partire dall’adeguamento tecnologico dell’impianto depurativo di Nardò finalizzato al trattamento dei reflui per il loro successivo riutilizzo nei vicini domini irrigui del Consorzio di Bonifica dell’Arneo pari a 3.500.000 euro, fino alle risorse necessarie al collettamento delle acque reflue affinate dagli impianti di depurazione ai punti di presa dei domini irrigui del Consorzio di Bonifica dell’Arneo e dell’ARIF, che fine hanno fatto?
Pertanto, appare evidente che i primi ad aver disatteso parti essenziali dei contenuti del protocollo siano stati Regione Puglia, Autorità Idrica Pugliese e AQP (a meno che, non ci dimostrino il contrario, con atti alla mano…).
Di più! L’AQP, anche dopo la firma del Protocollo, ha presentato per i pareri di competenza presso l’ufficio tecnico del Comune di Nardò, progetti non coerenti con i contenuti del protocollo stesso, tanto da spingere l’amministrazione Risi a “rispedirli al mittente”.
Insomma, basta fare due più due per capire che, mentre vi è in atto una forte contrapposizione tra Nardò e Porto Cesareo, e a Nardò maggioranza e minoranza si “lanciano le pietre”, probabilmente c’è chi voleva si arrivasse proprio a questo punto, per attuare una soluzione progettuale da tutti avversata.
Buon senso, invece, vorrebbe che su un argomento così importante, la politica neretina tutta, unisse le forze e facesse sentire la propria voce al Governo Regionale nella direzione che indusse a marzo 2016 l’amministrazione Risi a sospendere parzialmente il protocollo d’intesa e l’amministrazione Mellone a revocarlo parzialmente, cioè quella di condividere la volontà di Emiliano che in Puglia i reflui devono essere recuperati e non finire in mare.
D’altronde, se ci fosse la volontà della Regione a realizzare un progetto alternativo che eviti lo scarico a mare, magari aspettando qualche settimana (così come credo stia facendo per Manduria), affinché l’Europa emani le nuove linee guida per consentire il ravvenamento della falda, anche il Commissario ad acta potrebbe, e dovrebbe, valutarlo positivamente.

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