martedì , 29 Settembre 2020

Alla conquista degli ‘States’!

È stato un viaggio a lungo rimandato, quello della scrittura di Livio Romano verso gli Stati Uniti.

Tutto era cominciato con l’adozione, da parte del prof. Erspamer della New York University, dell’esordio einaudiano Mistandivò, seguito dalla partecipazione, qualche anno dopo, di Niente da ridere, ed. Marsilio, al Premio Marimò-Zerilli, ancora a New York. Circostanza che non si concretizzò poiché quell’edizione del prestigioso premio saltò per problemi legati all’organizzazione della Casa Marimò-Zarilli. Ma la stima per Romano da parte di Erspamer portò lo stesso luminare a trasferire a Harvard lo studio dell’opera dell’autore italiano.

Quella volta furono impedimenti dell’autore a far sì che l’incontro programmato si svolgesse via Skype, nel rituale incontro di studi di italianistica Espresso Talk, e che la lunga intervista filmata, da parte di una dottoranda della prestigiosa università, si tenesse a Bologna, in una rovente controra di giugno. In seguito un altro progetto-invito di fellowship ad Harvard è stato continuamente rimandato fino a sfumare, causa, come scrive l’autore, “mille, pur sublimi, taccaglie affettive” che lo inchiodano al suo Salento.
Questa volta, si resta nei paraggi. Al Foreign Languages, Literatures, And Linguistics Department della Univeristy of Massachusetts non è sfuggita la potenza letteraria del suo ultimo Per troppa luce, la cui scrittura è paragonata, dall’Indice dei libri del mese, a quella gaddiana. E prontamente è arrivato l’invito a tenere una conferenza oltreoceano. “Forse è la volta buona che metta il sedere su quell’aereo e voli laggiù”, commenta Romano. La partenza è prevista per dicembre. Chissá che questa non sia la volta giusta.

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