lunedì , 28 Settembre 2020

Eran gli anni dei Chips

Erano gli anni dei Chips. Erano i primi anni del casco obbligatorio. Erano gli anni in cui ad uscire di casa avevi il terrore. Ad andare in giro con le vespe e le moto, il rischio minimo era quello di tornare a casa a piedi.

Se per caso incontravi sulla tua strada Alvaro, Ernesto, Antonio o i due “rini” erano dolori.
Erano gli anni in cui per le strade non era insolito vedere un “Ciao” davanti ed una Guzzi dietro. Rigorosamente piegato sul manubrio per cercare di raggiungere la massima velocità, il pilota del primo. Schiena dritta e sguardo fiero il secondo. Era difficile, quasi impossibile, sfuggire ai Chips. E, se per caso ci riuscivi un giorno, potevi star sicuro che il giorno dopo ti avrebbero beccato. Erano quelli i tempi.

L’unica speranza. L’ancora di salvezza. Lo scoglio a cui aggrapparsi per non affogare era lui: Enzo. Mai teso, sempre sorridente. Sempre pronto alla battuta, che alla fine se proprio scattava il sequestro del mezzo, “chissenefrega”. Era così, Enzo. Gentile con tutti. Dal delinquente al “figlio di papà” era un po’ come se fossero tutti figli suoi.
Anche senza uniforme, incontrarlo per strada era in piacere. Stessi sorrisi e sempre momenti di allegria.
Ora che Enzo non c’è più. Ora che starà raccontando una delle sue “storielle” agli Angeli, la città è un po’ più vuota.
Erano i tempi dei Chips, certo. Ma erano anche e soprattutto i tempi di Enzo e della sua meravigliosa allegria e, averlo “vissuto” quel periodo, è sicuramente motivo d’orgoglio.
Alla moglie ed alle figlie le più sentite condoglianze.

Ciao Enzo

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