martedì , 22 Settembre 2020

Quel ”maledetto” pomeriggio a Caserta

Quel “maledetto” pomeriggio a Caserta. Sì, perché nella vita, ci sono attimi, episodi, momenti che, se vissuti, possono trasformare radicalmente le persone.  E se questo accade nella vita di ognuno di noi può accadere, a maggior ragione, nello sport.
Quel “maledetto” pomeriggio a Caserta, per l’”Andrea Pasca Frata Pallacanestrao Nardò” ha rappresentato proprio questo: il punto di svolta. Da quel momento in poi, infatti, nulla nell’ambiente cestistico neritino è stato come prima. La società, tutto lo staff ed i tifosi hanno dovuto fare i conti con una “maturità” raggiunta ben prima di quanto fosse pronosticato e pronosticabile.
Una società, quella di basket, dalle solide fondamenta, sostenuta con forza dal Patron Carlo Durante, dal Presidente Ivan Marra e da tutto l’ambiente che intorno ad essi si creato.
Ecco, dunque, che quel “maledetto” pomeriggio a Caserta ha rappresentato un punto di non ritorno per la Pallacanestro Nardò. Un punto dal quale è quasi, anzi, è letteralmente impossibile tornare indietro.
Quella che era poco più di una scommessa che negli anni ha fatto appassionare, centinaia prima e migliaia poi, sportivi e non, ora è diventata una vera e propria “macchina da guerra”. Un’azienda che da occupazione a tanti giovani che, altrimenti, sarebbero costretti ad abbandonare la propria terra natìa. Gente altamente qualificata che difficilmente troverebbe spazio in un sud ancora ancorato alle vecchie tradizioni dove, ad esempio, la parola marketing viene ancora vista come una “minaccia” alla propria attività e non come un veicolo di promozione.
Al di là dell’aspetto sportivo che ha visto e vedrà l’Andrea Pasca compiere acquisti che le permetteranno di fare un ulteriore salto di qualità è proprio  l’”azienda” Pallacanestro Nardò ad aver fatto quel salto di qualità ricercato e raggiunto. Ecco, dunque, che oggi può rappresentare un veicolo di promozione del territorio straordinario. Ecco perché è necessario che il tessuto imprenditoriale neritino scelga di investire nel nome e nel marchio dell’Andrea Pasca.

Tutto questo senza dimenticare l’aspetto sociale che questo sport porta con sé. Centinaia di ragazzi che senza di esso avrebbero poche alternative e che, invece, ne palazzetto riescono a trovare un punto di aggregazione e di convivenza utile a far crescere in loro u a sano e sportivo rapporto con gli altri e con lo sport. Q

uel “maledetto” pomeriggio di Caserta se si remerà tutti in un’unica direzione, sarà solo uno dei tanti “momenti” da ricordare. In attesa di quel Palazzetto che, una volta realizzato, darà modo, ne siamo sicuri, di espandere i limiti di questa società oltre ogni ragionevole sogno…

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